4 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (3di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Proseguiamo con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (3 di 4)
I precedenti sono QUI! e QUI!

IL CUBO DI CRISTALLO di Alexia Bianchini
Orde di derelitti umani si trascinavano attraverso le macerie. Scavalcando resti di corpi deflagrati, arrancavano verso la struttura inviolata divenuta luogo di culto. Dall’alto sovrastava l’ecatombe e rappresentava il paradiso in terra. Dentro il cubo di cristallo l’aria era pulita e la fanciulla, avvistabile ogni tanto, era di una bellezza disarmante con quella pelle delicata e intatta. Lo sguardo innocente e l’abito lindo ne avevano fatto un’icona. I suoi occhi lacrimavano, il volto contratto in una morsa di terrore, eppure i viandanti la equiparavano a una dea.

«Starai bene bambina mia. Clara vedrai, lì dentro sarai al sicuro».
Erano state le ultime parole di suo padre. Quanti anni avesse allora faticava a ricordarlo, il computer interno alla prigione di cristallo diceva che erano trascorsi sei anni, quindi a quei tempi ne aveva avuti all’incirca otto. A malapena una bambina, ancora incapace di comprendere e decidere. Forse, se avesse saputo cosa le sarebbe aspettato, non avrebbe mai permesso al padre di rinchiuderla in quella dannata galera, in compagnia del nulla.
L’atroce silenzio le rimbombava nelle orecchie. Faceva sanguinare gli occhi, torturati dalle immagini riversate dalle pareti trasparenti che serravano la dimora inaccessibile. Fuori regnava il delirio, l’apoteosi del male.
L’umanità stava subendo, incapace di fare alcunché, la violenza della natura che, furiosa, aveva deciso di reagire, rivoltandosi contro l’uomo, l’unico vero colpevole e artefice della disfatta del pianeta Terra.

APOCALYPSE MIND di Paola Boni
Bip…bip... bip…
Fu quel suono a svegliare Nathan, quel bip improvviso che gli fece spalancare gli occhi di colpo, urlando.
Spaventato e confuso si alzò a sedere di scatto cercando di controllare il respiro affannoso e i battiti impazziti del cuore.
Aveva la bocca secca, gli occhi bruciavano. Cos’era successo? Dove si trovava?
Si bloccò facendo respiri lenti e profondi. «Non è possibile» sussurrò quando finalmente riuscì a vedere ciò che lo circondava e l’angoscia iniziò a farsi strada dentro di lui. «Non può essere vero».
Fissò con occhi sgranati una devastata New York dove grattacieli collassati sembravano scheletri dilaniati di antiche creature ormai estinte. Il cielo era ricoperto da nubi cariche di pioggia e ovunque piccoli incendi illuminavano le macerie di una luce spettrale.
Poi c’erano i cadaveri, decine e decine di corpi straziati riversi in strada e tra le macerie.
Mentre il suo cervello cercava di elaborare quelle immagini agghiaccianti un solo pensiero riuscì ad attraversargli la mente: quella era la fine del mondo. Poggiò una mano a terra per mettersi in piedi imprecando quando sentì una sostanza appiccicosa tra le dita. Si guardò il palmo e la sostanza nera e densa che lo ricopriva. Il suo odore metallico lo trafisse costringendolo ad arricciare il naso.

JERICHO di Diego Bortolozzo
Non so cosa sia successo. Forse un attacco terroristico, forse un incidente, certamente non si è trattato di un’esplosione nucleare, altrimenti le radiazioni ci avrebbero già uccisi tutti.
Forse la causa è il vicino polo chimico. Deve essere accaduto nella zona industriale.
Attacco o incidente? Nel dubbio, la prima cosa che ho fatto è stata quella di prendere l’arma dallo scatolone sotto il letto. Per fortuna non l’ho venduta, come avevo pensato di fare tempo fa, ho idea che mi sarà utile nei prossimi giorni. La pulisco per bene (è stata ferma per anni) e conto i colpi a disposizione: cinquanta proiettili calibro 40 Smith & Wesson. Devo farmeli bastare.
Ho riempito tutte le pentole, i bicchieri, le ciotole e i contenitori di casa con l’acqua potabile che ancora esce dai rubinetti. In bagno ho cercato di riempire anche la vasca, prima che i rubinetti restino a secco.
In strada si sentono spari, sirene, urla. Anche nel palazzo sta succedendo qualcosa, non posso uscire ora.
Prendo carta e penna, cerco di ricordare cosa ho in garage, cosa può servirmi. Scatolame vario, attrezzi, corde, vestiti invernali. Non so quanto dovrò stare chiuso in casa, meglio pensare a quest’inverno. Cos’altro?
Devo assolutamente uscire, recuperare il materiale e cercare qualcosa da mangiare al supermercato sotto casa, prima che lo saccheggino completamente.

CARGO CULT di Claudio Cordella
Paula li aveva sognati anche quella notte. 
Non era una novità, ormai accadeva sempre più spesso. Ogni volta che succedeva, quando si svegliava alla luce del sole che penetrava in ogni anfratto, alzava subito gli occhi al cielo in cerca di un qualche segnale della loro presenza. Questa volta si erano insinuate nei suoi sogni una dozzina di astronavi lunghe chilometri, aveva visto strane balene cibernetiche librarsi al di sopra di quel che rimaneva delle maggiori città del mondo, come fossero foglie secche d'autunno trasportate dal vento. 
Paula aveva sorvolato con la mente New York, aveva visto i resti dell'inutile diga monumentale eretta contro l'avanzare dell'Oceano Atlantico, i tetti dei grattacieli spuntavano dai flutti del mare come tante isole separate da vie trasformate in canali. Nel sogno aveva osservato la gente riunirsi, affollando i tetti come fossero tante piazze. Migliaia di persone indicavano il cielo con la bocca aperta, rimanendo lì a occhi sgranati, stupefatti come bimbi, urlando di gioia per l'arrivo della salvezza così a lungo attesa. Poi, come sempre accadeva, l'illusione era cessata e Paula si era risvegliata.
In qualche maniera, nonostante gli scuri corazzati anti-terrorismo, l'abbacinante luce del giorno riusciva sempre a far irruzione nella sua camera da letto perennemente disordinata. Il mattino bussava con prepotenza alle sue palpebre per svegliarla. L'aria era immobile, immota come acqua stagnante e non c'era un millimetro di pelle del suo corpo che non stillasse sudore. Le coperte del letto erano intrise dei suoi umori. 
La suite del locale hotel Hilton, era satura dell'odore del suo corpo. Avrebbe avuto bisogno di farsi una doccia, ma aveva paura di sprecare l'acqua, liquido troppo prezioso per esser gettato via per pulire l’epidermide. Da diversi mesi si era rassegnata a strofinarsi con la sabbia, praticamente ridotta al livello di un Fremen di Dune. Il guaio era che il giorno successivo il mare avrebbe potuto ricominciare a muoversi, avanzando o ritirandosi ancora. 
Non per niente i giornalisti l'avevano chiamato Oceano Mobile, un nome che Paula aveva sempre trovato azzeccato, capace di cogliere la mutevole essenza di quella nuova entità geografica nata da violenti, quanto imprevedibili, cambiamenti climatici.

IL FANTASMA DI MADRE AMERICA di Valentina Di Martino
Questa è l'ultima strada che porta al paese. L’unica rimasta pulita, la cui terra battuta si stende uniforme. Ci sono chiazze rosso scuro a interromperne la monotonia. Questa è la strada che ogni giorno percorrevo per ritirare la posta dalle mani di John. La strada che percorrevano i miei figli correndo verso il pulmino che li avrebbe portati a scuola e che li riportava dritti tra le mie braccia per nuovi giochi tra l'erba e le favole della buona notte.

Ora, per quel che mi riguarda, potrebbe anche essere completamente lastricata di tizzoni ardenti. Dopo tutto, è solo questione di scegliere quando, non se morire. 

Da ogni dove si levano gemiti come un unico e ininterrotto respiro trattenuto. Me ne resto seduto in bilico sui gradini di una casa, quella che era stata la nostra casa. Dondolandomi su uno scalino in una danza zoppa, avverto pensieri privi di sostanza levarsi come vapore di rugiada dall’erba del mattino. 
Ci sono urla, lamenti e un’insopportabile puzza di marcio. È lo stesso nauseabondo odore che quelle creature paiono sentir provenire da me. Giudicato anche da quelle creature immonde, oltre che da Dio, non posso fare altro che cominciare a pensare al mio passato.

Erano gli anni Settanta, all'epoca non pensavo ci potesse essere un futuro, le pasticche e la droga in vena facevano apparire il presente un momento infinito.
Poi quel periodo era passato, eppure le mie colpe mi raggiunsero con mani adunche e invasate. Credevo di aver sconfitto i miei demoni abbracciando la fede in Dio, ma riemersero con violenza, prima nella malattia e poi con questa piaga.

NOTA: le immagini le ho prese QUI!

3 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (2di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Proseguiamo con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (2 di 4)
I precedenti sono QUI!


L’ALTRA APOCALISSE di Luigi Milani

1. Rovine
Vedere il quartiere della Balduina ridotto in quello stato procurava un dolore acuto a Tommaso. La zona che rampanti agenti immobiliari un tempo avevano ribattezzata la Notting Hill italiana era ormai poco più di una triste catacomba a cielo aperto. Palazzi signorili, residence di lusso, palazzine civettuole in stile Liberty, villini risalenti all’inizio del secolo scorso vacillavano a ciò che restava del celebre Ponentino romano. Semidiroccati, incerti su fondamenta rese fragili dai ripetuti cedimenti, sembravano un inno all’umana caducità. Tommaso ignorò volutamente i resti anneriti dei corpi bruciati per evitare il diffondersi di ulteriori pestilenze. Non si sarebbe mai abituato a quella vista.
Qualche moribondo rantolava sulle panchine del giardinetto riarso di Largo Maccagno. Manipoli di sciacalli si aggiravano per depredare i cadaveri che avevano ancora qualcosa da offrire.
“Fatica sprecata” pensò, tenendoli d’occhio a debita distanza. “Siamo tutti condannati a morte, a che serve agghindarsi? Dobbiamo farci trovare eleganti per il Grande Momento?”
Tossiva, tirava su con il naso, sputava sangue misto a catarro. Stava male, ma in qualche modo era sopravvissuto all’impatto dell’asteroide, assieme a pochi altri fortunati, se così potevano essere definiti i disperati che come lui si aggiravano per le vie della città ricoperte di detriti.


WE ARE THE END di Anna Battaglia
Anno 2015
Ore 13.
Sento delle grida, non so di preciso da dove provengano.
Guardo oltre il finestrino dove il traffico è intenso, le macchine sono ferme in mezzo alla strada, alcune perfino con il motore spento. Scendo dal taxi e i piedi mi fanno male: non sono abituata a portare tacchi tanto alti, ma oggi ho una presentazione importante e voglio mostrarmi al meglio.
Mi divincolo tra le portiere spalancate delle auto – parecchie delle quali abbandonate – e mi accorgo di un furgone bianco rovesciato a metà tra le due corsie: la causa del blocco. Siamo in molti ad allungare il collo per poter vedere meglio, i residenti di quella zona si sono riversati sul marciapiedi unendosi ai guidatori intrappolati in quel tratto di strada. Siamo tutti a bocca aperta, immobili mentre si diffonde, tra il brusio e gli schiamazzi confusi, un puzzo rivoltante. Io, come tanti altri, mi copro la bocca tentando di respingere quell’odore terribile. Inutile, sembra che le fogne abbiamo deciso di rigurgitare le schifezze accumulate nell’arco di un secolo, portandole alla luce del sole. Il fetore nauseante non riesce ad allontanare la gente, ora stretta in gruppetti sparsi, curiosa di capire cosa sia successo.
Di fronte a noi sfreccia l’auto della polizia con tanto di sirene, seguita a ruota dalla camionetta dei pompieri. Impiegano pochi minuti a erigere transenne e delineare l’area alla quale ci viene vietato l’accesso. I vigili del fuoco sparano un pesante getto d’acqua sulle deboli fiamme sollevatesi dal retro del furgone.


MI CHIAMO SERENA MARTINELLI di Claudia Beveresco
In un giorno piovoso di primavera andai a fare il provino.
Attraversai tutta la città con i mezzi pubblici, un’ora di viaggio per giungere davanti a una fila infinita di giovani come me, in attesa del loro futuro. Mi incolonnai dietro alcune ragazze truccate pesantemente che chiacchieravano eccitate senza posa. Agitazione, ansia e timore si percepivano forti nella densità della pioggia.
Attesi in silenzio, respirando con calma.
Davanti alla commissione non provai alcun tipo di paura. Fui semplicemente perfetta.
Infine ebbi la parte.
Fra migliaia di giovani italiani io, Serena Martinelli di anni venti, fui la prescelta. Come vincere alla lotteria.
Telefonai subito a casa: «Mamma ce l’ho fatta, ho avuto la parte!»
Per poco mia madre non svenne dalla felicità.
Io vedevo già i soldi che mi sarebbero caduti addosso a palate, la casa di proprietà che finalmente avrei potuto permettermi. Niente più code alla mensa dei poveri, niente più servizi sociali invadenti. Avrei avuto una vita normale, forse di più.
Lavorai per qualche mese sul set e poi il film uscì nelle sale. Fu un successo senza precedenti.
I soldi cominciarono ad affluire. Per strada la gente mi riconosceva, mi chiedeva l’autografo. Cominciarono ad arrivare richieste per altri film e famose serie televisive. I pubblicitari mi tempestavano di telefonate e i maggiori programmi televisivi italiani mi volevano come ospite.
Il mio agente era fuori di sé dalla gioia.
«Serena, dobbiamo battere il ferro finché è caldo» diceva, «bisogna scegliere con accuratezza. Dopo un tale grande successo è più difficile mantenersi sulla cresta dell’onda».
La cresta dell’onda.
«È facile sbagliare e scivolare nel baratro» aggiungeva.
Il baratro.

VEDO LA GENTE MORTA di Daniela Barisone
Quando avevano iniziato con quella stupida diceria del terremoto a Roma, avevo liquidato tutta la faccenda con una semplice scrollata di spalle. Figurarsi se era roba vera, sono sempre stato un ragazzo pragmatico, non credo a certe stronzate da fine del mondo o 2012 o programmi alla Mistero. L’11 maggio non ci sarebbe stato nessunissimo terremoto, alla faccia dei moderni Nostradamus.
Ne ero pienamente convinto, mentre prenotavo la mia prima vacanza romana in un’agenzia viaggi del vercellese.
Mi chiamo Andrea, ho ventisei anni e per parecchio tempo ho lavorato in uno supermercato della zona, che non faceva altro che sfruttarmi. Mi sono licenziato e ho deciso di prosciugare i pochi soldi della mia liquidazione per svagarmi un po’.
Non ero mai stato a Roma, mai vista e mai vissuta, era il luogo perfetto dove iniziare la settimana di ferie che mi ero faticosamente guadagnato. Non avevo abbastanza soldi per andare al mare o a Jerba come sognavo – oh, Jerba! L’isola delle meraviglie – così, dopo una lunga lotta intestina contro me stesso, mi ero detto che un giovanotto in gamba come me preferiva le città d’arte piuttosto che le discoteche di un’isola tunisina o la movida di un’Ibiza.
C’erano divertimenti anche a Roma, no?
Ritirai il plico contenente i dati del soggiorno e il prezioso biglietto per il FrecciaRossa che mi stava aspettando alla Stazione Centrale di Milano, pronto a partire.


L’ULTIMO VIAGGIO DEL SIGNOR ROSSI di Fiorella Rigoni
Il signor Enrico Rossi si alzò di buon’ora. Il lavoro lo teneva lontano da casa per giorni, a volte settimane. La sera prima era arrivato stanco, dopo un viaggio di ben quattro ore e aveva lasciato la macchina parcheggiata in strada. Stavolta era rimasto fuori casa per venti giorni e adesso aveva bisogno di staccare la spina. 
Quel fine settimana sarebbe stato dedicato alle pulizie e al riposo. Dalla finestra della cucina entrava la luce del sole e lui la aprì per far entrare anche un po’ d’aria. Preparò il caffè, prese le fette biscottate e la marmellata, poi accese la Tv. Molti canali non funzionavano, il segnale era assente. 
L’aroma del caffè si sparse per la cucina. Versò il liquido caldo nella tazza e lo zuccherò. Spalmò una fetta biscottata e l’addentò dimenticandosi per un attimo della Tv. Mentre ascoltava distratto le notizie del Tg, la sua attenzione fu attratta dal suo giardino: era in condizioni pietose, l’erba era altissima.
Non ricordava esattamente quando l’aveva tagliata l’ultima volta, non gli sembrava fosse passato tanto tempo. Non aveva mai visto l’erba così alta e, soprattutto così rigogliosa. Gli pareva addirittura che il colore fosse più brillante del solito. Sollevò la tazza e sorseggiò il caffè. 
Poi scosse la testa e si diede dello stupido.

NOTA: le immagini le ho prese QUI!

2 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (1di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Oggi inizio con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (1 di 4)
I primi 5 racconti.

MOMENTO ANGOLARE di Filippo Tapparelli
«Cosa stai facendo?»
«Ti amo».
«Amare non è fare qualcosa».
«Allora cos’è?»
«Ti sembra il momento di giocare?»
«Non si risponde a una domanda con un’altra domanda».
«Il mondo sta finendo e tu ne fai una questione di educazione?» scatta Marco. 
«No, però ora sorridi. E comunque non hai ancora risposto alla mia domanda. Cos’è quello che provo per te, allora?».
Con un gesto nervoso Cecilia si sistema dietro l’orecchio un ciuffo di capelli sfuggito alla forcina, facendo una virgola castana attorno alla piccola perla adagiata al centro del lobo. Deve ricordarsi di sorridere. 
«Sto aspettando una risposta».
«A che serve, scusa?»
«Ecco, lo hai fatto di nuovo. Lo fai ogni volta, Marco. Tu non dici le cose, chiedi in continuazione. Interrompi sempre le mie parole con una domanda».
«Non fare così. Ti voglio bene. Ora vieni qui, però».
«No. Non vengo lì fino a quando non avrai risposto».
Le pareti della stanza di Marco vibrano e la pressione dell’aria aumenta per un istante. Aria che si è fatta densa. 
«Lo senti il rombo?» le dice Marco, ignorandola. «Sono auto che esplodono. La gente sta dando i numeri, Cecilia. In rete ne parlano tutti da ore, da Twitter a Facebook. Ho visto anche i video in streaming. È la distruzione totale». Il rombo lei lo ha sentito arrivare e poi ne ha visto gli effetti, nel tragitto da casa sua alla stanza di Marco. Ma qui, in questo spazio dove l’unica finestra adesso è sbarrata con le imposte, e quasi cancellata da un armadio spinto a ridosso, quel suono giunge felpato.


TANTE PICCOLE LUCI di Maico Morellini
«Le batterie sono finite. Così come le celle fotovoltaiche e le barre a luminescenza. Dovrebbero arrivare domani alcune vecchie lanterne a gas. Ma non ci scommetterei».
«Noi abbiamo bisogno di luce» protestò con un filo di voce, Anna.
L’espressione dura del negoziante si ammorbidì un istante, prima di essere di nuovo coperta da un manto di cinico disinteresse.
«Tutti hanno bisogno di luce. Anche io» rispose, freddo. Poi allungò il collo oltre il bancone scoprendo diverse cicatrici che si arrampicavano dal torace fin sotto le guance. «Si sta facendo buio. A meno che tu non possieda un carroluce, ti consiglio di andare» concluse voltandole le spalle.
«No, non ho un carroluce». Anna restò qualche istante immobile, stretta nei suoi abiti bianchi, a fissare l’uomo. Raccolse la borsa e lasciò il negozio. Non riusciva a provare rabbia nei suoi confronti: faceva un mestiere difficile e ci voleva molto coraggio per continuare a lavorare. A volte i rifornimenti arrivavano con il buio ed era in una di quelle occasioni, probabilmente, che si era procurato tutte quelle cicatrici. Doveva essere distaccato ed era molto più utile alla comunità come cinico vivo che come altruista morto.
Uscita in strada si accorse di quanto si era fatto tardi; via della Spiga era ormai deserta e nonostante tutti i palazzi che la incorniciavano fossero stati decapitati fino a lasciarli con un solo piano di altezza, già troppe ombre si addensavano nei vicoli.


SORRISO DI POLISTIROLO di Samantha Baldin
«Non ti è piaciuta, Rob?»
Per quanto Elena ridesse cercando di coinvolgere l’amico Robert, lui rimaneva ovviamente impassibile. Il manichino più algido e inespressivo che avesse mai frequentato. Assicurato con la cintura al sedile del passeggero, Rob la fissava con lo sguardo da pazzo che odorava ancora di vernice. Forse, disegnargli gli occhi non era stata una buona idea.
«Era la mia barzelletta migliore e tu non ridi?» sbuffò. Lo guardò di sfuggita. «Figurati, lo sapevo». Fece spallucce. «Io cerco di stare su con il morale e tu nemmeno collabori».
Iniziò a rallentare. Scalò la marcia, l’incrocio era vicino. L’unica nota positiva, dell’attuale situazione, era l’assenza del traffico.
Il negozio d’abbigliamento sull’angolo attirò la sua attenzione. I manichini, nudi come statue di sale deformi, manifestavano l’amara fine della civiltà.
«Faccio shopping. Aspettami qui». Arrestò la jeep. Lasciò il motore acceso, la marcia in folle. Scese lentamente, la mano sulla Beretta che spuntava dalla cintura.
La via sembrava il set di un film senza comparse, lei l’unica attrice. Un tempo avrebbe gioito per un ruolo simile, oggi le sembrava una condanna. «Come cambiano le priorità».
Si avviò lungo il marciapiede chiazzato di sangue. I passi attutiti dalle suole di gomma si udivano comunque. Le auto parcheggiate erano state saccheggiate degli interni, dei motori, delle lamiere. Le gomme puzzavano di bruciato. Sfiorò con la gamba lo scheletro di una vecchia Punto.
Le vetrine del negozio erano sempre più vicine. Calpestò il cartello con la scritta “Buon Natale”. Poco male, era anche crivellato di proiettili.
I manichini erano quasi tutti danneggiati, braccia e gambe spaccati e busti squarciati come avessero subito una tortura medioevale. Tutti tranne uno. 
«Guarda un po’. Un superstite, come me». 

CASSANDRA’S PROPHECIES di Anna Grieco
È notte fonda ma non voglio dormire, ci sarà tanto tempo dopo per farlo. Me ne sto distesa al buio, sul mio minuscolo lettino, e guardo il soffitto illuminato a tratti da lampi dorati. I fantasmi del passato mi scorrono davanti, riportando a galla cose sopite ma mai dimenticate. So che non mi resta molto da vivere, presto chiuderò gli occhi e non li riaprirò più. Non perché sono vecchia, ma è inevitabile che accada. So anche il come e il quando. 
Fuori imperversa una terrificante tempesta: il vento soffia selvaggio e crudele, sradicando alberi e scoperchiando tetti. Il mare, rabbioso, già da qualche giorno sta spazzando via l’intera costa atlantica, spingendosi fin dentro le città e seminando panico e morte tra la popolazione. Fortunati loro che non assisteranno a ciò che ancora deve avvenire, come invece accadrà per me e per molti altri. 
Ho freddo, il gelo mi penetra nelle ossa e mi attanaglia le viscere. Sarà la paura? Molto probabile, perché so che quando il momento arriverà non ci sarà nessuno accanto a me. 
In fondo dovrei esserci abituata. Sono sempre stata sola, ma stanotte non posso fare a meno di desiderare quel calore umano che mi è sempre mancato, anche se dovrei odiare la mia stessa specie. 
È colpa loro se si è giunti a questo. Li avevo avvertiti ma non hanno voluto darmi retta e ora davanti a noi si spalanca il baratro dell’apocalisse. 


SIMBIOSI di Serena Barbacetto 
Anno 21 p. S. (Post Singolarità tecnologica)
Tutto nacque dalla rottura di un rapporto di fiducia: loro ne riponevano nella Collettività quanta se ne rimette in un figlio, e la Collettività li serviva fedelmente. Accadevano incidenti, certo, ma la risposta, corretta, almeno all’epoca, era sempre la stessa: “L’errore è sempre umano”.
Allo spezzarsi dell’incantesimo, la diffidenza crebbe da sola, fino a far sì che la crisi scoppiasse alla stregua di una bolla finanziaria: panico strisciante, fuga dei clienti (prima alla spicciolata, poi in massa), crollo degli investimenti. Senza accorgercene, dalla notte al giorno diventammo gli Altri: vicini infidi, subdoli cospiratori, coinquilini ingombranti in un mondo che sembrava essersi fatto improvvisamente più piccolo. A pensarci bene, forse eravamo stati sempre considerati tali, sotto la patina smagliante di quella simbiosi in apparenza perfetta: più forti, più resistenti, e con il passare del tempo anche più longevi e intelligenti, era inevitabile che finissimo per essere guardati con sospetto.
La Collettività come tale non si assunse la responsabilità di quella rottura e delle sue conseguenze: aveva appreso dai propri creatori persino l’arte di mentire a se stessa, negando il proprio errore di valutazione e sciorinando un’infinita lista di plausibili motivazioni, a prescindere dagli esiti.

(continua nel prossimo post ...)

NOTA: le immagini (tranne la cover) le ho prese QUI! Grazie!

1 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday, l'antologia sulla fine del mondo

COMUNICATO STAMPA
D-DOOMSDAY
Antologia a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella
In uscita a luglio
da CIESSE
cover D-DOOMSDAY by Max Rambaldi (mitica!)
Il ricavato dei diritti d'autore sarà devoluto alla "Biblioteca italiana per i ciechi".

La vita appartiene ai viventi,
e chi vive deve essere pronto ai cambiamenti.
Johann Wolfgang Goethe

AUTORI: ANONIMO- SAMANTHA BALDIN - SERENA M. BARBACETTO - DANIELA BARISONE - ANNA BATTAGLIA - ALEXIA BIANCHINI - CLAUDIA BEVERESCO - PAOLA BONI - DIEGO BORTOLOZZO - CLAUDIO CORDELLA - VALENTINA DI MARTINO - ANNA GRIECO - VITO INTRONA - LUIGI MILANI - MAICO MORELLINI - FIORELLA RIGONI - STEFANO SACCHINI - FILIPPO TAPPARELLI - AURORA TORCHIA

La Fine dunque, come paura ancestrale. 
L’uomo ne è vittima inconsapevole fin dalla notte dei tempi. Lo stato di vertigine che ci coglie improvvisi nel pensare alla distruzione del nostro pianeta, o al drastico cambiamento di una società dispensatrice di comfort, è peggiore di quel senso di vuoto che proviamo quando pensiamo alla nostra morte. 
Mettiamo al mondi figli e lasciamo segni del nostro passaggio per creare continuità, ma cosa accadrebbe se un giorno finisse il mondo?
In virtù del fatto che questa antologia è nata aspettando il giorno fatidico in cui i Maya hanno decretato la Fine del Mondo, abbiamo creato il connubio fra il termine D-day, che identifica il giorno dell’attacco, e Doomsday, letteralmente “giorno del giudizio”, dando vita all’acronimo D-Doomsday.

Un'immagine apocalittica presa QUI!
L'idea per quest'antologia, legata a un sottogenere del fantastico come quello apocalittico e post-apocalittico, nasce da uno sguardo preoccupato rivolto alla triste realtà contemporanea. Una quotidianità che è non solo continuamente bersagliata da notizie di catastrofi, naturali e non, ma la cui stessa parvenza di normalità è assai fragile date le continue minacce. 
Dal terremoto che ha devastato il Giappone un anno fa allo sciame sismico che continua a tormentare le popolazioni dell'Emilia, alle rivoluzioni della cosiddetta “primavera araba” che hanno portato Libia, Siria e Yemen alla guerra civile. Le stesse notizie economiche, un tempo relegate alle ultime pagine dei giornali e alle rubriche specializzate in televisione, hanno assunto un ruolo principe nei notiziari così come nei nostri incubi. Il terrore del collasso economico, lo spettro della malnutrizione, del caos e della violenza che sempre si accompagnano alla morte di una nazione ci accompagnano costantemente. Il caso della Grecia, nazione vicinissima a noi e legata al nostro paese da un legame plurisecolare che risale all'antichità, è ormai assurto da tempo al rango di spauracchio per eccellenza della collettività.

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A tutt'oggi dunque i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse della tradizione evangelica, Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte, sembrano essere decisamente attivi: da qui il bisogno di combatterli, di esorcizzarne il potere e la forza. 
Che cosa di meglio allora che riesumare quella narrativa apocalittica (e post-apocalittica) che aveva già imperato durante il periodo buio della Guerra Fredda? 
Dagli anni '40 -'50 sino ai primi anni '90, quando la caduta del Muro di Berlino e lo scioglimento dell'Unione Sovietica decretarono la fine di decenni di paura, sono stati scritti innumerevoli i racconti e i romanzi incentrati sull'olocausto nucleare, senza contare i fumetti, i film e i programmi televisivi prodotti nel corso di quei decenni. 
Il nostro intento è stato proprio quello di rispolverare questo patrimonio dell'immaginario, parte da tempo anche della nostra cultura popolare (si pensi al favore di cui tutt'oggi godono personaggi post-atomici come Mad Max o Ken il guerriero), rinnovandolo in base alle paure e alle ansie del nostro presente. 
Guerre e rivoluzioni, con o senza l'ausilio delle temutissime testate nucleari, crisi ecologiche ed ambientali, tecnologie e forze della Natura fuori controllo: l'antologia D-Doomsday riprende, amplificandola grazie all'immaginazione degli autori presenti, la scaletta catastrofista di un qualsivoglia talk-show d'attualità.
Risultando proprio per questo immediatamente comprensibile da parte di qualsiasi lettore.

Un'immagine apocalittica presa QUI!
D-Doomsday è un'antologia che da qualsiasi punto di vista vuole essere multi-prospettica e offrire una molteplicità di punti di vista sulla FINE DEL MONDO, sul crollo della civiltà e sulle possibilità di sopravvivenza del genere umano dinnanzi al pericolo rappresentato da una catastrofe globale. 
Proprio per questo abbiamo riunito un pool di scrittori variegato ed eterogeneo, sia per esperienza che per stile: si va da un vincitore del Premio Urania come Maico Morellini (Il Re Nero) ad autori più abituati ad esprimersi con la poesia o con rutilanti racconti a carattere satirico-umoristico, come Claudia Beveresco (alias Cloda Agriglà). Samantha Baldin, autrice di genere Steampunk, ci affascina attraverso gli occhi dell’innocenza. 
Non mancano nemmeno le autrici minuziose di opere di saggistica, come Serena M. Barbacetto (La scienza delle anomalie: Il caso cinese. Teorie economiche al crocevia), la quale al tempo stesso lavora da diversi anni a una trilogia sci-fi e ha al suo attivo diverse novelle pubblicate. 
Anna Grieco ripercorre la mitologia, trasformando un’antica profezia in una novella moderna. Impareggiabile Vito Introna, forza della natura che si contraddistingue nel panorama italiano con gli albi di sci-fi curati personalmente da lui. Anna Battaglia presenta un testo dal sapore quotidiano nascondendo una triste realtà. Aurora Torchia (alias Cordelia Hel) smuove gli animi con un testo cyberpunk. 

Immagine apocalittica presa QUI!
Senza contare Diego Bortolozzo, noto tra i fans della fantascienza nostrana per le sue space-opera. Personalità più “dark” sono sicuramente la curatrice Alexia Bianchini, direttrice del webmagazine Fantasy Planet (della casa editrice La Corte), autrice di romanzi “neri” come Scarn e Minon, quest'ultimo in collaborazione con Fiorella Rigoni, anch'essa del resto presente in quest'antologia con un racconto weird, e Paola Boni, scrittrice e libraia, a cui dobbiamo la trilogia fanta-horror di Amon Saga
Valentina Di Martino, libraria e appassionata del genere fantasy, così come Daniela Barisone, ci presentano una Fine apocalittica ispirata al grande Romero. 
Stefano Sacchini scuote gli animi con la sua crudezza e Luigi Milani, noto autore, volge lo sguardo al futuro, attraverso un personaggio forte e irruento. Claudio Cordella ci fa sognare grazie alle sue visioni fantascientifiche, con una protagonista degna di nota. 
Filippo Tapparelli apre l’Antologia con un racconto realistico e chiude Anonimo, autrice che preferisce tenere celata la sua identità, con un testo meraviglioso, lontano anni luce dal nostro tempo. 

Come si può ben vedere si tratta di una “fauna” assai variegata: il loro scopo, al di là dei diversi scenari proposti, alcuni decisamente al di là dell'orrore, non è stato quello di dar vita a un moderno “memento mori”, un “ricordati che devi morire” del ventunesimo secolo. 
Anzi, tutt'altro, perché in ognuna delle opere raccolte in Doomsday brilla la scintilla della speranza: l'augurio che ciò che si è immaginato non si possa mai concretizzare. 

A luglio in libreria e negli ebook store.

26 giugno 2012

[intervistazza] Alexandra, l’apocalisse e il kebab


INTERVISTA E RECENSIONE
cover APOCALYPSE KEBAB
Ho finito il romanzo di J. Tangerine, alias Giusy De Nicolo, “Apocalypse kebab” e mi è piaciuto moltissimo. Potete trovare gli INCIPIT dei primi sei capitoli e una versione estesa della TRAMA QUI!

Visto che quindi ne avevo già anticipato molto, ora vado subito al sodo con la mia prima intervistazza (intervista pazza) che Giusy ha accettato di rilasciarmi visto che l’ho minacciata-tampinata via FB per diverso tempo. 
Alle foto di alcuni nostri politici mezzi nudi, Giusy ha ceduto.

Ecco l’intervista, ovviamente leggetela se avete disturbi mentali e assumete quotidianamente psicotici che vi dissociano dalla realtà. :D
OK, lo ammetto, il romanzo “Apocalypse kebab” m’ha cambiata nel profondo.  
Ma non è colpa mia.
L'autrice, Giusy De Nicolo
Sam 1: Giusy! Intanto, grazie per aver accettato l’intervistazza. 
(eh eh eh, vedi sennò che ti mandavo ancora …) 
Sam: La pupa ha ceduto. Missione compiuta!
Ony: OK, capo, ricevuto. 
La mia prima domanda è questa: ma come caspita ti è uscito fuori un personaggio come Alexandra? A me è piaciuta tantissimo. E’ tosta da paura. Ma soprattutto, è coerente a discapito delle buone maniere e dei francesismi che oggi invadono la narrativa. 
Diciamolo, Ale è scurrile e volgare però si fa voler bene. E’ simpatica, coraggiosa. E’ una Prescelta suo malgrado, ma certo non sembra ispirata a nulla di mia conoscenza.  E’ molto originale, da dove spunta?

Giusy: Grazie, sono contenta ti sia piaciuta. 
Sì, Alexandra non è affatto una principessa. E ora lei farebbe una battutaccia sull'eventuale presenza del pisello... 
È una ragazza cresciuta da sola nei quartieri popolari di Praga, con un passato di tossicodipendenza e un presente per nulla radioso. Cerca di fare del suo meglio, ma non per questo accetta gli eventi con stoica serenità. Ci smadonna sopra, piuttosto. 
È volgare e cocciuta, ma ha anche un fortissimo codice morale. Direi che hai ragione, è molto lontana dal cliché della damina tremula e impedita, che senza  il prode figaccione, sberlucciacante o meno, perirebbe trafitta dal suo spazzolino da denti, dopo esserci caduta sopra. Ma non è neanche un'eroina senza macchie né paure, lei abbonda di entrambe. 
Ho cercato di renderla tridimensionale, ma anche di trattarla con rispetto, lasciandola agire come è nella sua natura, che è molto politicamente scorretta. 

E a tal proposito, ti avviso che se mi mandi un'altra di quelle foto, ti denuncio al Tribunale dell'Aja per crimini contro l'umanità. Già avrò gli incubi per i prossimi venti anni!
Anch'io mi chiamo Alexandra, ma non sono lei.
Sam 2: Gli altri personaggi che la circondano sono altrettanto forti, nel senso che nessuno di loro è il tipico vicino di casa. Anche qui, da dove ti è arrivata l’ispirazione? 

Giusy: I Column, il gruppo di cui Alexandra fa parte, hanno in comune solo una cosa: il fatto di essere dei sopravvissuti. Da lì è stato piuttosto semplice declinare il concetto e dunque sono scaturiti il nerd oggetto di bullismo, il rom col padre manesco, l'omosessuale in età scampato alle gentilezze del passato regime, il rampollo di un magnate soverchiatore... 
Tra l'altro, trovo che siano personaggi non troppo difficili da incontrare nella vita reale. 
La differenza romanzesca è che loro ne hanno derivato un potere particolare, la caratteristica che li rende i Column, appunto, oltre a un caratteraccio molto difficile da spezzare. 

Era dai tempi dei Gooneis che non incontravo
un gruppo così divertente e atipico.
Sam 3: E ora il pezzo duro … ehm, cioè forte. Vorrei tanto sapere, Giusy, se esiste un Tamel. Ti prego, se ti sei ispirata a qualcuno che conosci, dagli la mia mail. :D

Giusy: E ti pare che se esistesse, ora sarei qui a risponderti invece che a.....?
Ok, contegno. 
Dicevamo? 
Tamel. Dunque, la faccenda è andata così. Meditavo sulla trama e correvo. Sì, spesso per pensare mi serve inforcare il lettore mp3 e correre. Bene, stavo cercando di definire Tamel ma niente, mi sfuggiva, restava un'idea confusa. Sapevo solo che doveva essere pericoloso
Poi nelle orecchie è partita Rape me dei Nirvana e tutto è andato al suo posto. Tamel mi è apparso con l'aspetto di Kurt Cobain e  la tempra di un monaco guerriero, che trae la propria determinazione da un convincimento ferreo. Questo, però, non gli ha soffocato la malinconia di fondo. 
Tamel come Kurt
Sam 4: Ora, tornando a noi. C’è nel tuo romanzo una scena piccante. In realtà, dura quattro giorni, ma tu ci fai vivere solo i primi momenti (mannaggia a te! :D ). 
E’ molto vera. 
Era facile cadere nella melassa, ma con frasi del tipo “delicato sfarfallio sui seni turgidi” mi sarebbe suonato strano visto il tenore del libro. 
Invece, ho trovato: “Strattonò la testa indietro e urlò di piacere e di gioia. Avevano fottuto la morte.” (Ovviamente non diciamo i soggetti che se la spasseranno per ben 4 days per non fare spoiler. ) 
Ecco, a mio avviso è una frase perfetta. E’ giusta. Ed è coraggioso da parte tua averlo tenuto così. 
Ti è costato molto non scendere ai compromessi della melassa

Giusy: Intanto, il delicato sfarfallio sui seni turgidi mi fa pensare a una che si sia attaccata due lucine natalizie alle tette. Ecco, credo che già questo risponda alla tua domanda. 
Penso di avere la stessa attitudine allo zuccheroso di un cinghiale calabrese. 
Questo però non vuol dire che disprezzi il sentimentale, quando ci vuole, o il romanticismo. La scena che intendi tu, ad esempio, a mio avviso andava scritta perché senza una svolta netta nella storia e nel rapporto tra i due diretti interessati. Mi interessava rendere le loro emozioni attraverso i gesti che compiono, e di conseguenza la sequenza è risultata abbastanza esplicita. 
La definizione che userei è “maiala coi cuoricini”.

battutina ...  ^______^ 
Sam 5: Ci sono anche numerosi scontri. Per le coreografie, ti sei ispirata a qualche film di Jet Li, a Buffy, a qualche manuale o hai fatto un film tuo e lo hai descritto?

Giusy: Lo stile di combattimento di Alexandra è ispirato ai principi del taijiquan stile chen, disciplina che pratico da un paio d'anni e che mi sembrava più adatta a una persona con la sua struttura fisica esile. Poi, mio marito è un primo dan di kendo e, insomma, volente o nolente queste conoscenze sono entrate nel  personalissimo film che le mia testa ha creato, mentre scrivevo.

Esempio di Taiji di gruppo
Sam 6: Citi il “Libro di Enoch”, niente meno. 
Io ho notato una ricerca di sottofondo notevole. In pratica, hai chiamato quelli che erano I Vigilanti, gli Inferenti. Angeli “cazzuti” e vendicativi, non i soliti “buoni e smielosi” che, invero, non hanno riscontro con i testi, sacri o apocrifi che siano. 
Siamo alle solite, ammorbidiscono i vampiri, figuriamoci se qualcuno aveva il coraggio di parlare di Angeli stupratori come sono scritti in Enoch. Io ho molto apprezzato, sempre per la questione della coerenza e veridicità dei testi antichi. Complimenti anche a Mamma Editori. 
E ora la domanda: alla fine, come mai hai scelto proprio un testo apocrifo? Credi che la verità ci venga taciuta perché troppo cruda? Cioè, è meglio parlare solo di “angeli buoni” e “demoni malvagi” quando invece erano tutti angeli e non erano tanto buoni? (Domandina scomoda, lo so.)

Giusy: Già il Vecchio Testamento è cattivissimo, figuriamoci i testi apocrifi. 
Poi, in realtà, il Libro di Enoch è apocrifo per noi, mentre è parte integrante della dottrina copta. Ma non vorrei addentrarmi in discussioni su una materia sterminata, di cui ho una conoscenza solo superficiale. 
Posso dirti che la storia degli Angeli Vigilanti, che videro le figlie degli uomini e le trovarono belle, causando tutti i biblici disastri, diluvio compreso, mi ha innescato il processo creativo
Da lì ho iniziato a costruire il piccolo universo su cui si regge Apocalypse kebab. 
Quanto alla labilità del confine tra bene e male, credo sia uno dei temi che mi ossessionano. Ma basta guardarsi intorno per trovare che la verità spesso non ci viene neppure nascosta. I fatti, con le loro conseguenze aberranti, sono lì, solo che spesso è impossibile provarli. E a noi che osserviamo non resta che girare la testa dall'altra parte o schiumare di rabbia impotente. 

Libro di Enoch
Sam 7: Affronti il tema dell’Apocalisse. Siamo nel 2012. Credi alla Profezia Maya nella versione della catastrofe o del cambiamento?

Giusy: In realtà no. Anche se mi piacerebbe tanto finire con un gigantesco botto, credo che l'umanità continuerà il suo arrancare ancora per un po'. Ci alzeremo il 22 dicembre 2012 e sarà la solita pappa deprimente del giorno prima.

...
Sam 8: Visto che io la bussola nel cervello di Alexandra non ce l’ho, hai un buon consiglio da darmi/darci in caso di arrivo di “Esterni”?
Giusy: Correre. Un buon allenamento aerobico tornerebbe molto utile, perché l'unica difesa sarebbe la fuga.

Sam 9: Una domanda su Praga è d’obbligo. La descrivi come se ci fossi stata. E’ così?
Giusy: Sì, ma solo per una settimana. Come per ogni altro scenario dei miei lavori, ho usato il principio del “trentatré”: 33% è esperienza diretta, un altro 33 è frutto di ricerche e documentazione e il resto è parto della mia mente malata.

Praga
Sam 10: Ultima. Stai lavorando a qualcos’altro? Guarda che se non mi tieni informata, ricomincio con i nudi dei politici. Avvisata!
Giusy: Nooooooo, basta politici nudi!!!!!!!!! Mi arrendo, scrivo quello che vuoi. Ma Gasparri in guepiere è davvero troppo.

Bene, se siete arrivati fin qui e vi siete divertiti non potete perdervi “Apocalypse Kebab”…
Oh! Caspita! Giusy, ho un’ultima domanda 
Sam 11: Il kebab ti piace con il pane arabo o la yufka, che sembra la nostra piadina in pratica?
Giusy: Nella puccia, versione jonico salentina. 

Comunque si mangi il Kebab è sempre buono!
Dicevo, Giusy ha scritto un romanzo molto particolare. 
Molto originale, un po’ cinico forse. Crudo, alle volte. Ma vero, autentico! Non ha guardato in faccia a nessuno, come la sua Alexandra. 
C’è una storia d’amore reale, senza tutti quei pizzi e merletti che saranno anche “carini” ma sanno di finto. Alexandra è una guerriera, una sopravvissuta. Una giovane donna con un trascorso burrascoso e per questo estrema. La storia è ben costruita. Ci sono parti un po’ frettolose, forse, ma meglio dell’annacquato.
Per chiudere, la questione delle parolacce. 
La mia opinione: una parolaccia scritta su carta vale circa dieci volte di una detta a voce. E questo perché? Mi sembra ovvio, ma lo dico lo stesso. Perché la recepiamo in modo diverso. Nel romanzo di Giusy, come vi accennavo, ce ne sono. E non sono poche. Forse alcune potevano essere omesse, è vero. 
Ma ribadisco: l’autrice non è scesa a compromessi!

E poi, ve li immaginate Vincent Vega (John Travolta) e  Jules Winnfield  (Samuel L. Jackson) in Pulp Fiction senza parolacce? Io ho i brividi al solo pensiero.
Questo è tutto.
Ve lo consiglio.

Grazie ancora Giusy che si è prestata alla intervistazza … ci sei ancora? Giusy?

Giusy: Ci sono, e ti ringrazio tantissimo!
Sam: Fiuuu! Meno male, mi parla ancora. :D

Un abbraccio a tutti, sperando che la mia intervistazza vi sia piaciuta.
Alla prossima!

25 giugno 2012

[ebook] Altrisogni 5


COMUNICATO STAMPA
ALTRISOGNI n.5 
in uscita il 6 luglio!
cover numero 5
Arriva in tempo per le vacanze il quinto numero della rivista digitale italiana di narrativa horror, sci-fi e weird, ricco di novità nell’aspetto e nei contenuti.

Disponibile dal 6 luglio, il nuovo Altrisogni presenta novità a livello strutturale, contenutistico e di immagine.
A partire da questa uscita, agli articoli sulla scrittura e sul panorama editoriale italiano si affiancano articoli divulgativi per un pubblico più vasto: si inizia con un servizio di Michele Tetro su Black Park, il bosco più amato dal cinema fantastico.
La seconda novità è nel comparto narrativo. 
Dal numero 5, Altrisogni pubblicherà il racconto inedito di un autore professionista del fantastico nazionale. L'iniziativa prende il via con Claudio Vergnani, già autore di un’apprezzata trilogia vampirica edita da Gargoyle Books.
La sezione narrativa di questo numero si articola così su otto racconti:

- La magia degli Abitatori del Prima, di Uberto Ceretoli
- Doposcuola, di Mirko Dadich
- L'avaro, di Simona Gervasone
- Fermata non prevista, di Luigi Milani
- Una donna con personalità, di Sergio Oricci
- La persistenza della memoria, di Valentino Peyrano
- Soggetto Zero, di Daniele Salvato
- Una luce, di Claudio Vergnani

La terza novità è multimediale: Altrisogni 5 viene arricchito da due opere artistiche di elevato spessore. La copertina e le immagini interne sono scatti fotografici realizzati da Samuela Iaconis e legati da un unico tema: la rivisitazione dark di Alice nel paese delle meraviglie. Lo stesso tema è affrontato da Francesco Lettera, musicista e compositore, che ha realizzato il brano inedito Alice. Una colonna sonora ideale per la lettura di questo numero, offerta come MP3 allegato e senza alcun costo aggiuntivo.

Altrisogni 5 offre un ulteriore omaggio ai suoi lettori amanti della scrittura: un setup-contenitore per racconti di fantascienza, realizzato come esempio ed esercitazione pratica a corredo dell’articolo di approfondimento sulla scrittura a progetto. 
Avete un racconto sci-fi nel cassetto? Incastonatelo nell’ambientazione di Purgatory Lounge e inviatelo alla redazione: i migliori saranno pubblicati!

Non poteva mancare il consueto appuntamento con l’intervista a un autore affermato. 
Questa volta tocca a Stefano Massaron, romanziere e traduttore, che ha vissuto l’elettrizzante esperienza di vedere il suo romanzo Ruggine diventare film. Cinema e scrittura sono quanto mai complementari, ce lo mostra anche il reportage sull’edizione 2011 del Premio Altrisogni – assegnato al miglior cortometraggio fantastico durante il Margherita Short Movies Fest – con tanto di intervista al vincitore Luca Pinciani.

Tutte queste novità si sposano con una ristrutturazione interna della redazione, che ha acquisito una valida squadra di collaboratori allo scopo di continuare a offrire un'esperienza di lettura digitale di alta qualità e la consueta attenzione alle opere di scrittori e illustratori italiani.

Sempre più ricco e votato a esplorare tutte le potenzialità dello “strumento ebook”, Altrisogni 5 è acquistabile a 2,90 euro sul sito dell'editore dbooks.it e su altrisogni.it.
Si può leggere su Kindle ed ebook reader di ogni marca, iPad e altri tablet, iPhone e smartphone vari, e ovviamente su PC e Mac.

Come sempre, è disponibile anche un’anteprima di 20 pagine scaricabile gratuitamente.

Non resta che attendere il 6 luglio!

Altrisogni - Rivista digitale di horror, sci-fi e weird
Pubblicata da dbooks.it
Canale di distribuzione: download
Prezzo: 2,90 euro

Informazioni di contatto:
Email: altrisogni@dbooks.it
Sito web: www.altrisogni.it
Sito dell’editore: www.dbooks.it

12 giugno 2012

[DVD] Il Trono di Spade - stagione 1

Comunicato stampa
Warner Home Video
è lieta di annunciare l'arrivo in edizioni Blu-ray Alta Definizione e DVD l'epica e monumentale prima stagione del fenomeno rivelazione di questa stagione televisiva:

Il Trono di Spade - Stagione 1

La serie è una maestosa epopea tratta dalla saga letteraria Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, considerato il più grande scrittore fantasy statunitense di tutti i tempi, soprannominato dalla critica "il Tolkien Americano".

Cofanetto TRONO DI SPADE - STAGIONE 1
L'esclusivo cofanetto da collezione firmato Warner Home Video sarà a disposizione a partire dal 5 settembre 3 ottobre 2012 e oltre ai 10 episodi componenti la prima stagione conterrà diverse ore di imperdibili Contenuti Speciali inediti, tra cui:

·Making of "Il Trono di Spade"
·Profilo dei personaggi
·Creare la lingua Dothraki
·I Guardiani della Notte
·Dal Libro allo Schermo
·Creazione dell'Open Show
·Con il commento dei produttori esecutivi e sceneggiatori David Benioff & D.B. Weiss
·Con il commento di Lena Headey (Cersei Lannister), Mark Addy (Robert Baratheon), e Nikolaj Coster-Waldau (Jaime Lannister)
·Con il commento di Sophie Turner (Sansa Stark), Maisie Williams (Arya Stark), e Isaac Hempstead Wright (Bran Stark)
·Con il commento dello sceneggiatore Bryan Cogman e di Kit Harington (Jon Snow)
·Con il commento di Peter Dinklage (Tyrion Lannister), Emilia Clarke (Daenerys Targaryen), Harry Lloyd (Viserys Targaryen), e del regista Daniel Minahan
·Con il commento del co-produttore esecutivo ed autore de "Il Trono di Spade" George R.R. Martin

I fan sono avvisati: tenetevi pronti perché… "L'inverno sta arrivando!"


Laboratorio Comunicazione
Mirko Loru

Aggiornato all'11 luglio.


8 giugno 2012

Il bello e il brutto di Amazon

A Natale mi sono fatta il Kindle.
Amazon.it lo ha in offerta a 99,00 euro ancor oggi, se qualcuno fosse interessato.
Ho pensato di fare un "breve" articolo sulle mie impressioni, dopo alcuni mesi sul Kindle e su Amazon. Non vuole essere un articolo tecnico, non ne ho le competenze, ma un'opinione pura e semplice dei vari aspetti del cartaceo e degli ebook.

Il testo è di John Carter
edizione ebook Newton 2012.
L'impatto iniziale è stato piatto, non ho sobbalzato o sussultato.
E' leggerissimo, ho pensato.
Ho acceso l'e-reader e la prima schermata in bianco e nero mi è parsa una pagina di un libro cartaceo. Lì, invece, ho provato qualcosa.
Nel leggere le pagine del dizionario (il primo testo elettronico che ho trovato) posso confermare che la tecnologia E-Ink è davvero simile all'inchiostro. 
Leggo ore e ore senza problemi. 
Lo schermo opaco non riflette nemmeno sotto minaccia. Solo un alone in caso di una forte luce diretta, tipo una torcia per capirci. Ma per il resto, sotto il sole si legge benissimo. Confermo!

I comandi, se vogliamo essere generosi, sono pochissimi. Quattro linguette ai lati per sfogliare le pagine. Il tasto di acceso/spento, che poi in realtà non lo spegne ma lo mette in pausa. E i cinque pulsantini centrali le cui funzioni sono elementari, partendo da sinistra:
-tornare indietro
-tastiera
-OK più frecce direzionali
-menù (home), che permette di accedere a una finestra con le funzioni di Wi-Fi, negozio Amazon, cerca, elementi archivio, impostazioni ecc.
L'essenziale, insomma.

Dettaglio dei tasti
Senza usarlo, il Kindle ho notato che dura anche un mesetto. Dopo va ricaricato, e occorrono un po' di ore. Quattro, cinque se proprio è al limite.

Acquisti su Amazon
Dopo aver impostato il Kindle con la prepagata, sono sufficienti due click e il libro arriva in silenzio ...
compare nella schermata il titolo con la parolina "nuovo". Tutto qui.
E' d'un comodo pauroso!

Alla sera me ne sto spaparanzata sul divano, entro nel negozio, guardo i titoli, se c'è qualcosa che m'interessa "mi invio uno stralcio" che arriva nel giro di un battito di ciglia, lo leggo.
Se mi piace, alla fine dello stralcio c'è "compra". Cliccando, arriva subito.
Se non mi piace, con la freccia direzionale verso sinistra, lo butto. Fine!

IL KINDLE TI VIZIA! :D

Per i libri elettronici che avevo già.
Semplice, li ho convertiti con Calibre. Ce ne saranno anche altri, ma io con questo mi trovo benissimo. E il Kindle li vede perfettamente.
In realtà, il Kindle legge i .pdf però non è il massimo della vita. Devi spostarti col cursore ogni pagina, alla lunga è snervante. Io preferisco convertirli.

Di aspetti negativi del Kindle tali da crearmi disagio non ne ho trovati.
L'unico "difetto" è che non compare il numero di pagina. Si ha come unico riferimento la % e, all'inizio, non mi faceva impazzire. Ma è una questione d'abitudine. Dalla pagina del cartaceo si passa alla posizione del file, il concetto è lo stesso.

CONCLUSIONE SUL KINDLE: PROMOSSO!
A me serviva un e-reader solo per leggere. Non volevo navigare, chattare o fare il caffè... volevo solo potermi portare in giro un lettore di modeste dimensioni e che entrasse in borsa senza intasarmela, ad esempio.  Questo volevo, e sono soddisfatta.
Se cercate qualcosa in più, forse questo modello di Kindle (che è quello più economico) non fa per voi.
Se avete domande, sono a disposizione.


ORA VENIAMO A AMAZON.IT
Ho comprato dei manuali di scrittura creativa cartacei. Alcuni li ho recensiti.
Ho notato questo:
-se c'è la scritta verde "disponibilità immediata" arriva subito. E per subito intendo immediatamente. Forse  usano qualche tecnologia aliena, non so. So solo che ho ordinato un libro alle 15.00 e la mattina dopo alle 11.00 è arrivata la busta O_O

-se NON c'è la scritta verde, invece, è un'incognita.
Avevo ordinato un libro (L'eroe dai mille volti di Campbell) che probabilmente non è più in commercio, ma in Amazon c'era lo stesso l'opportunità dell'acquisto e non precisava nulla di particolare.
Una decina di giorni dopo mi arriva la mail che sentenziava: il libro non è più disponibile. Le abbiamo riaccreditato i soldi.
Nessun danno. Solo un po' d'amarezza.
Forse in alcuni casi, Amazon non ha in magazzino il prodotto e lo deve a sua volta ordinare. Se arriva, bene. Se non arriva, mettono l'avviso. Infatti, dal mio tentato acquisto, il libro ha la nota: iscriviti e sarai informato appena l'articolo sarà disponibile. QUI per credere ^^

A oggi, con il cartaceo tutto bene.
Consiglio di unire gli acquisti per superare i 20,00 euro di LIBRI così non aggiungete le spese di spedizione.
Finché sono libri, ripeto, se invece comprate altro ci sono comunque.
CONCLUSIONI sul cartaceo in AMAZON: tutto bene! Soddisfatta.

Veniamo agli EBOOK.
E' una giungla!
Il serpente è in agguato!
Ecco l'aspetto NEGATIVO di Amazon.
Non c'è il controllo qualità, non c'è una sorta di avviso che metta in guardia chi come me "era" inesperta.
Dico era perché oggi ho imparato un paio di trucchi. Mi sono costati, ma pace. Mi sono fatta le ossa.

IL "POMPAGGIO" DELLE PAGINE DI CARTA E' ORA L'INCOGNITA DEI KB
Come saprete, i file non hanno le pagine, ma un peso in kb.
E se il romanzo non ha il corrispettivo cartaceo cui fare riferimento, l'unica è sapere quei kb a quante pagine più o meno si riferiscono. Io purtroppo, sono andata in fiducia e ho preso le famose "inchiappettate" acquistando racconti di 10-15 paginette scarse a 3,00 o 4,00 e cioè UN FURTO!
Volendo si richiede a Amazon di annullare l'acquisto.

In realtà, questo problema lo hanno anche i libri cartacei.
Ci sono "i furbacchioni" che stampano con corpo 15 e usano margini esagerati così da pompare pagine e pagine di un romanzetto che, con le oneste caratteristiche, sarebbe di 150 o 200 pagine. Usando questi meschini sotterfugi, si arriva anche al 35-40% in più di pagine. Così il prezzo da 9,00 o 10,00 euro arriva ai soliti 15,00 almeno.
Ma se con la carta eravamo svezzati, i soliti furbetti tentano lo stesso con gli ebook.
FATE ATTENZIONE
Oggi va meglio, oggi ci sono più note per ebook ma in dicembre e gennaio erano davvero misere.

COSTA DI PIU' UN RACCONTO DI UN ROMANZO
100 kb di solito è un racconto. Un racconto non può superare l'euro.
Invece ci sono racconti da 30 pagine a 3,00! LADRI!
0,10 centesimi a pagina? Ma nemmeno se ci fosse King a leggermelo in persona!

Se devo pagare per un raccontino tre euro, allora perché un romanzo di 300 pagine dovrebbe costare 5,00? A logica dei 0,10 centesimi un romanzo di 300 pagine dovrebbe costare 30,00 euro. E cioè di più di un libro cartaceo. Ditemi voi se ha senso?

Purtroppo, quando dico che la sezione Kindle di Amazon è una giungla mi riferisco a questo.
I prezzi sono fatti dagli editori/autori (parlo degli auto-pubblicati) a caso secondo l'insanità mentale o l'ignoranza o non so cos'altro.
E Amazon non controlla, non mette vincoli, non da informazioni. E' un distributore alla fine. Forse non può nemmeno farlo.

E così abbiamo:
-romanzi veri, anche da 300-400 pagine (1.000 kb e più) a 2-3,00. Prezzo ottimo!
Di solito Newton fa degli ottimi prezzi, poi il romanzo è opinabile, ma la convenienza dell'ebook è reale.

-romanzi "forse" nel senso che sono auto-prodotti quindi è un'incognita che invece variano da gratis, a pochi centesimi fino a prezzi assurdi del tipo 9,00. Mha! O_O

-romanzi "finti" (cioè quelli pompati) o fenomeni del momento che invece si aggirano intorno ai 10,00 euro. E' inaccettabile! Se il romanzo cartaceo costa 15,00/18,00 perchè l'ebook costa 9,99?
E' ovvio supporre che questi editori, uno a caso la Mondadori, non sono molto interessati a spingere l'ebook. Lo fanno tanto per fare. Ma preferiscono la carta.
Fossero almeno ebook con dell'interattività o dei contenuti extra, ma sono solo libri elettronici!

-romanzi brevi, intorno alle 100 pagine o meno, che si aggirano da gratis e 5,00.

-racconti carissimi.
Prima c'erano le antologie. Ora, grazie all'ebook si possono pubblicare anche racconti singoli, perché no? Ben venga, ma a un prezzo da racconto e non da antologia.

Capisco che per alcuni autori non ci siano
abbastanza soldi, ma non sono tutti Leonardo ^^
LA MIA OPINIONE SUL PREZZO DI UN EBOOK
Fosse per me, io farei circa UN EURO OGNI CENTO PAGINE A4 (Times 12, per essere un po' più precisi. Una cartella da 1.800/2.000 battute.), ovvero 120 pagine di un formato standard come quello di Mondadori. Sarebbe semplice, così.
I racconti sotto alle 50 pagine, un prezzo standard da 0,50 centesimi.
I romanzi brevi sotto le 100 pagine, a 0,99 centesimi.
E poi a crescere:
150 pagine per 1,50
200 pagine per 2,00 e così via.

La faccio semplice, lo so. Purtroppo è più complesso per via dell'IVA. Purtroppo ci sono i costi e i diritti dell'autore ... allora, a mio avviso, si potrebbe aggiungere un 30% in più.
Ma non può un ebook di 250 pagine costare 10,00! Questo no.
Non c'è convenienza.

Allora continuiamo a creare libri di "alberi morti" che poi tanto vanno al macero...
Riempiamo i magazzini dei librai perché i distributori non fanno il reso. Poi ci domandiamo perché in libreria ci sono sempre gli stessi titoli :D Per forza. Se non vendono, ma i distributori non se li riprendono, che fanno i librai? Li tengono fuori ammassati sperando di rifilarli a qualcuno di passaggio ...
Blocchiamo ancora di più il mercato con l'ostruzionismo di chi non vuole l'ebook perché non ci magna abbastanza ...

Il cartaceo dovrebbe diventare una meta per lo scrittore. Un premio perché ha venduto molti ebook.
Io spero in libri di carta di ottima qualità, di pregio! Rilegati in filorefe, con carta bianca.
Basta con le piramidi di libracci gialli pieni di errori con la copertina che si arriccia. Tanto poi vanno tutti in un falò. E' uno spreco enorme, e non lo sappiamo.
tralllalà ... 
COME FARE, ALLORA?
Affidarsi ai commenti sembra una cosa sensata, e invece no!
Purtroppo, ci sono i commenti farlocchi. I COMMENTI FINTI, insomma. I famosi fake. Molti editori hanno i classici Marco82, Veronica 88 e Cippa69 che dicono del libro: "ke figataaaaa! MITICOOOO!"
Sarebbero anche facilmente individuabili, se non fosse che purtroppo alzano la visibilità del libro e così, alla fine, ti ritrovi sempre gli stessi libri in primo piano.

Nota personale: io ho iniziato a lasciare commenti in Amazon. Col tempo, mi metterò in pari. Nel mio piccolo, faccio quel che posso.

DRM
In Amazon ci sono sia ebook protetti che liberi. Volendo, c'è un micro software per il pc che simula il Kindle così da leggere l'ebook anche sul pc. Ma che fare se si vuole leggere il libro REGOLARMENTE COMPRATO su un altro dispositivo? Ci sono molti blog che ne parlano. Io vi metto un video di Simplicissimus molto facile e veloce, a dimostrazione ennesima dell'inutilità dei DRM.

A PROPOSITO DELLA VISIBILITA'
Aimè, è un altro punto negativo.
Se sei un auto-pubblicato e hai tanti amketti in FB, per esempio, basta che una decina di loro ti clicchi e sei subito in alto.Olè!
Ma come si sale in fretta, si scende allo stesso modo. Insomma, non è affidabile a mi avviso e dura un attimo. Se un autore ONESTO vuole affidarsi alla visibilità di Amazon ha pochi istanti, forse minuti, ma poi riprecipita nell'abisso e là rimane. Purtroppo.
Mio consiglio: o ti apri un blog, o fai il giro dei blog che trattano il genere, o Twitti ... insomma, ti devi sbattere un sacco perché se pensi che Amazon ti metta in bella vista e a lungo, ti sbagli.

Tira un sospiro e vai. 
Se il tuo romanzo vale, alla fine emergerai.
Non scoraggiarti mai!
CHE FARE DUNQUE?
Noi che vogliamo comprare un romanzo dobbiamo:
-individuare i commenti onesti, alcuni lo sono davvero.
Io di solito faccio il giro anche in aNobii e GoodReads, ma guardo sempre CHI lascia i commenti. Quelli finti si beccano subito per la demenza esplicita. Quelli onesti sono anche quelli più precisi, che parlano in concreto del romanzo con dettagli.

-confidare nel passa parola, è una strada lunga ma ripaga.
Alle volte, è necessario attendere un po'. Anche un mesetto. Le acque si calmano e i veri lettori emergono. Anche perché, nella maggior parte dei casi, chi come me ha un blog ma lavora, è ovvio che non può fare la recensione di un romanzo di 400 pagine lo stesso giorno in cui esce in commercio.
E' vero che ci sono blogger che hanno il romanzo prima, ma se lo hanno prima vuol dire che collaborano con l'editore ... e che hanno avuto il libro agggratis ... fate voi.
Alcuni sono onesti, alcuni no.

Alcuni blog (finti) addirittura si fanno pagare per una recensione di favore O_o
Mica cifre esagerate, intorno ai 10,00 euro.
-"Ma per 15-20 ti faccio una cosa davvero carina ;)" Parole testuali di una mail arrivatami in posta :D Chissà cosa intende per cosa carina? Ci mette il fiocchetto alla recensione? Mha?

VERGOGNA! 
Non si chiedono soldi per le recensioni!
Piuttosto metti la pubblicità nel tuo blog, 
ma farti pagare è ignobile!

Altro suggerimento: Leggere gli stralci e affidarsi al quelle poche prime pagine per decidere se comprare o no un ebook. Le prime pagine vanno a istinto.

MESSAGGI INGANNEVOLI
L'aspetto che mi da più fastidio sono le scritte ingannevoli, tipo: "risparmi il X%"
Ennnno! Non è così!
Se ci fate caso, fanno riferimento al cartaceo paragonandolo all'ebook. Ma che c'entra?
Non c'è alcun risparmio, sono due prodotti diversi.
E' uno sconto che non ha senso di essere. Ma è messo lì per confondere.
E questo accade quando ci sono davvero gli sconti.

SCONTI -SALDI E ALTRI MOMENTI HAPPY (per loro, non per noi)
Sinceramente, io questa cosa dei saldi sugli ebook non la digerisco.
Capisco un libro cartaceo: esce in copertina rigida e costa 18,00. Poi, dopo alcuni mesi se non un anno, esce in brossura e costa 5/6/7 euro, come fa Mondadori. MI STA BENE!
E' un altro prodotto, però.
C'è l'edizione anche che, nel tempo, potrebbe avere un valore.
Ma nell'ebook NON C'E ALCUNA EDIZIONE! E sempre lo stesso prodotto. Perché fare i saldi?
Io ho speso 4,00 euro per un romanzo, appena uscito, e mi ritrovo dopo nemmeno un mese lo stesso ebook a 0,99 centesimi? Posso incazzarmi?
Cos'è? Vengo punita, beffeggiata perché l'ho comprato subito?
A mio avviso i saldi sugli ebook sono uno sputo in faccia al lettore. Una mancanza di rispetto, insomma.

Non ho capito se i prezzi variano perché lo vuole l'editore o Amazon, però.
Quindi, non so con chi prendermela. Una cosa è certa, gli ebook vanno acquistati PARECCHIO TEMPO DOPO perché ci sono molte probabilità che ci siano offerte. A meno che non sia già un prezzaccio.
Ma fate attenzione alle novità degli editori big, spesso poi i prezzi calano.

Ecco fatto!
Vi ho confuso o chiarito le idee? :D
Queste sono solo le mie impressioni dei primi mesi tra Kindle e Amazon non sul mercato in generale degli ebook. Come dice il titolo, il bello e il brutto di Amazon. Ci sono anche altre realtà, altri distributori ma non frequentando non mi sembra corretto parlarvene. Se però volete dire la vostra, ben venga.

Alla fine, il brutto lo creiamo noi... al solito, quindi.
Il potenziale degli ebook rimane, i disonesti se ne approfittano e gli sprovveduti pagano. Il problema è quando si sceglie un ebook, in sintesi. Per tutto il resto, il meccanismo è ben collaudato.

In questo periodo ho comprato ebook e cartaceo, a dimostrazione del fatto che possono convivere in modo pacifico. I manuali li ho presi in carta, non in ebook. Un romanzo di unica lettura, per capirci, in ebook è più comodo ed economico, soprattutto se son mattoni (in borsa non mi ci stanno).

Se avete dubbi, domande o altre esperienze lasciate un commento.
Se sei un auto-pubblicato e hai messo il libro su Amazon, raccontaci.
Se sei un editore micro o medio piccolo, come ti trovi con l'ebook su Amazon?

E il domandone finale: ma quanto dovrebbe costare un ebook?

A voi la parola ^__^
Grazie.