AVVISO: NON RIPORTERO' IMMAGINI TRATTE DAL FILM, LE SCENE ORMAI CULTO, QUINDI LEGGETE "SERENAMENTE", SI FA PER DIRE.
L'esorcista di
Blatty, uno dei romanzi
Horror più famosi di tutti i tempi, in questa nuova traduzione si arricchisce da solo, un sentito grazie a
Cristiano Peddis che ha superato la versione originale. E ora ve lo dimostro con un confronto.
Precedente versione tradotta, quasi letterale alla versione originale
L'avvampare del sole spremeva goccioloni di sudore dalla fronte del vecchio, tuttavia egli strinse il bicchiere di tè bollente e dolciastro tra le mani, come a scaldarle. Non riusciva a scrollarsi di dosso il presentimento. Gli si era appiccicato sulla schiena come gelide foglie fradice.
Gli scavi erano terminati. Uno strato dopo l'altro, il suolo era stato setacciato; gli oggetti trovati nelle sue viscere, esaminati, etichettati, erano già stati spediti. Le collane e i ciondoli, le gemme incise, i falli, i mortai di pietra viva dipinti con l'ocra, i vasi bruniti. Niente di eccezionale. Un cofanetto assiro d'avorio, con l'occorrente per la toletta.
E resti umani.
Ossa umane. Gli avanzi friabili dell'angoscia cosmica che in un tempo lontano lo avevano indotto a chiedersi se la materia non fosse Lucifero brancolante verso i cieli per tornare al suo Dio. Ma ormai aveva perso le illusioni. La fragranza delle piante di liquirizia e dei tamarischi attirò il suo sguardo sulle alture coperte di papaveri, sui canneti delle piane, sul tratto di strada scabra e sassosa che si tuffava a capofitto nell'orrido. A nord-ovest c'era
Mossul, a est Erbil, a sud Bagdad e Kirkuk e la fiammeggiante fornace di
Nabucodonosor.
La versione originale fotografata da Amazon
E ora la nuova versione di Peddis