16 marzo 2012

[libro] Hunger Games

MONDADORI
Come vi avevo anticipato QUI! Hunger Games ha ben poco di originale, purtroppo.
L'autrice ha miscelato romanzi e film (alcuni titoli ve li ho esposti nell'articolo collegato) anche molto famosi. Ma pare che lei abbia invece pensato solo alla guerra in Vietnam e al mito di Teseo. Mha!
Comunque, ora metto l'incipit e la trama con le mie varie opinioni, qualche stralcio e, al termine, le conclusioni.   

INCIPIT
Quando mi sveglio. l'altro lato del letto è freddo. Allungo le dita per cercare il calore di Prim, ma trovo solo la tela grezza della fodera del materasso. Avrà fatto un brutto sogno e si sarà infilata nel letto della mamma. 
Ma certo. Oggi è il giorno della mietitura. 
Mi sollevo su un gomito. Nella stanza c'è abbastanza luce per vederle. Prim, la mia sorella minore, è sdraiata su un fianco, rannicchiata contro il corpo di nostra madre, le guance vicinissime. 
Nel sonno la mamma sembra più giovane, un po' consumata, ma non troppo male in arnese. Il viso di Prim è fresco come una goccia di pioggia e incantevole come la primula da cui ha preso il nome. 
Una volta anche mia madre era bellissima. O almeno così dicono.
Seduto, di guardia accanto alle ginocchia di Prim, c'è il gatto più brutto del mondo. Naso schiacciato, un orecchio mozzo, occhi color purè andato a male. Prim l'ha chiamato Ranuncolo perché dice che il suo pelo giallastro ha lo stesso colore di quel fiore. Mi odia. O almeno non si fida di me. Anche se sono passati anni, credo che si ricordi ancora di quando Prim lo portò a casa e io cercai di affogarlo dentro un secchio. Un gattino rognoso, la pancia gonfia di vermi, pieno di pulci.
L'ultima cosa che mi serviva era un'altra bocca da sfamare. Ma Prim iniziò a implorare e si mise anche a piangere e dovetti farlo restare. Alla fine fu meno peggio del previsto. Dopo che mia madre l'ebbe sverminato, scoprimmo che era un cacciatore di topi di prima categoria. Ogni tanto prende anche qualche grosso ratto. Certe volte, quando pulisco la preda, lascio a Ranuncolo le interiora. 
E lui ha smesso di soffiarmi contro.

Il PRIMO CAPITOLO lo trovate QUI!

TRAMA: In una società distopica, dopo la distruzione di quello che un tempo era il nord America, è sorta Panem costituita da una grande e ricca città, Capitol (nome originalissimo per "la capitale"), e da dodici poveri Distretti (altro brivido ...).
Ogni anno si tengono dei giochi che vengono trasmessi in televisione (un Grande Fratello di sangue, in sostanza.). I Distretti mandano a sorteggio due ragazzi che dovranno "sopravvivere" ai giochi uccidendosi a vicenda.
Ne resterà solo uno :D
Il romanzo narra le vicende di Katniss Everdeen, che si offre volontaria in sostituzione della sorellina, e un altro ragazzo, Peeta Mellark, durante le diverse fasi: sorteggio, arrivo a Capitol, preparazione con tanto di ceretta (lei, lui non precisa -,,-), gara e sopravvivenza, conclusione.

La parte dell'arrivo a Capitol e la preparazione è un pochino lunga. Forse troppo. Vengono presentati gli altri giocatori, ma li avrei anche conosciuti volentieri durante la gara.
La parte dei giochi non è male, invece, anche se colma di "facilitazioni" per Katniss e gran colpi di fortuna.
I giochi terminano. Ritorno a Capitol City. Fine del romanzo.
Non è una trama particolarmente complessa.

!!! LEGGERO SPOILER !!!

Mettiamola così, Katniss ha più "fortuna" che altro.
Nei momenti difficili o le arriva un regalo dallo sponsor (essendo in tv, se uno spettatore si affeziona a un concorrente può inviare un dono attraverso il network) o giunge Peeta o resta nascosta in attesa che tutto finisca. Purtroppo, è una protagonista piatta, inespressiva che spende tempo più per ricordare che per fare.
Lei sopravvive, ma combatte poco o nulla. Ne uccide uno solo, e l'autrice non spende nemmeno troppe parole.
Dal libroIl ragazzo del Distretto l muore prima di riuscire a estrarre la lancia. La mia freccia si conficca profondamente al centro del suo collo. Lui cade in ginocchio e dimezza il poco di vita che gli rimane tirando fuori la freccia e affogando nel suo stesso sangue. Dopo aver ricaricato l'arco, sposto la mira da una parte all'altra, mentre urlo a Rue: — Ce ne sono altri? Ce ne sono altri? (...)
Il mio cervello inizia a ritrasmettere gli eventi di ieri. Continuo a vedere Rue colpita dalla lancia e la mia freccia che trafigge il collo del ragazzo. Non so perché dovrebbe importarmi del ragazzo.
Poi mi rendo conto... lui è stato la mia prima vittima.
Insieme ad altre statistiche, riportate per aiutare la gente a piazzare le proprie scommesse, ogni tributo ha un elenco di vittime. Penso che tecnicamente dovrebbero assegnarmi Lux, e anche la  ragazza del Distretto 4, per averle gettato addosso quel nido. Ma il ragazzo del Distretto 1 è stata la  prima persona che ho ucciso con l'intenzione di farlo. Numerosi animali hanno perso la vita per mano mia, ma solo un umano. Sento Gale che dice: Ma c'è poi tanta differenza!
Sorprendentemente simile nell'esecuzione. Un arco teso, una freccia scoccata. Totalmente differente nelle conseguenze. Ho ucciso un ragazzo di cui non so nemmeno il nome. 
Da qualche aprte la sua famiglia lo sta piangendo. I suoi amici esigono il mio sangue. Forse aveva un'innamorata davvero convinta che sarebbe ritornato... Ma poi penso al corpo immobile di Rue e riesco a scacciare il ragazzo dalla mente.  Almeno per adesso.


Ci sono i ricordi della sorellina o del gatto o di quanto era bello prima o... bla bla bla cui dare maggiore risalto.
Tutti gli altri concorrenti, si fanno fuori tra loro o grazie a Peeta.
E tra parentesi, non che l'autrice anche qui spenda troppe parole. Il più delle volte si "odono" suoni-grida-lamenti o si intuisce che uno è morto perchè non lo si vede più. Questo è quanto.


Alle volte si sfocia nell'assurdo senza saperlo.
Peccato che Tarantino lo fa perchè lo vuole ;)

!!! SPOILER SUL FINALE !!!
Il finale non mi è piaciuto.
Rimangono in pochi, quando il network avvisa che siccome Katniss e Peeta fanno coppietta, potrebbero anche sopravvivere insieme. Allora, per una buona parte della gara si aiutano. Peccato però che poi il network cambi idea.
E che fanno anzichè affrontarsi?
Teneri, decidono di suicidarsi. Oooh, poveri ciccini. Dopo che hanno fatto fuori una miriade di altri ragazzi, non riescono a commettere solo un ultimo omicidio. E perchè?
Semplice.
Perchè in questo caso l'autrice non avrebbe potuto cavarsela con l'ennesima banale botta di fortuna. La povera Katniss, se voleva sopravvivere, doveva sporcarsi le manine.
Ecco dunque che davanti al tremendo dilemma, l'autrice se ne esce con un nuovo cambio d'idea del network.
Probabilmente, sono un po' volubili oppure la spiegazione più ovvia: ancora l'autrice voleva allungare il brodo sul finale e ha tentato con un colpo di scena, a mio avviso, poco riuscito.
Si sapeva dall'inizio che si salvavano, i due ciccini.
Il romanzo avrebbe potuto giocare SUL COME si salvavano. Sarebbe stato almeno interessante.

Dal libro, il gran momentoPeeta si china e mi bacia una volta, molto delicatamente. — Al tre — dice.
Siamo in piedi, con le schiene premute l'una contro l'altra, le mani libere intrecciate saldamente.
—Mostrale. Voglio che tutti vedano — dice lui.
Apro le dita e le bacche scure brillano al sole. Do alla mano di Peeta un'ultima stretta come segnale, come addio, e iniziamo a contare. — Uno. — Forse mi sbaglio. — Due. — Forse a loro non importa se moriamo entrambi. — Tre! — È troppo tardi per cambiare idea. Mi porto la mano alla bocca, dando un ultimo sguardo al mondo. Le bacche sono appena passate attraverso le mie labbra che le trombe iniziano a squillare.
La voce concitata di Claudius Templesmith urla sovrastandole. — Fermi! Fermi! Signore e signori, sono lieto di presentarvi i vincitori dei Settantaquattresimi Hunger Games, Katniss Everdeen e Peeta Mellark! Ecco a voi... i tributi del Distretto 12!


Katniss mentre saluta il pubblico nel film di prossima uscita
!!! SPOILER SUL FINALE nel finale !!!

Ebbene sì, c'è un finale extra. All'inizio ero contenta, i finali troncati non mi piacciono.
Però i finali lunghi hanno uno scopo, di solito. Spesso fungono da chiusura e alle volte anche da ponte per un libro futuro. In questo caso, confonde e basta.
Dopo la gara, i due ciccini si ritrovano a fare le interviste. La povera Katniss è confusa. Ora che sa che Peeta l'ama davvero e non è una finzione, forse lo ama anche lei. Però non è sicura. Infondo, c'è Gale al Distretto 12 che l'aspetta. Ma del resto Gale non avrà seguito tutto in diretta alla tv. Gale non saprà dei baci, degli abbracci e delle paroline dolci durante la gara ... o forse sì?
L'unica e dirgli la verità, ma quale?

Dal libro, un'intervista:—Katniss, so che hai avuto uno shock, ma devo chiedertelo. Nel momento in cui hai tirato fuori quelle bacche cosa avevi in mente? — domanda.
Faccio una lunga pausa prima di rispondere, cercando di raccogliere le idee. Questo è il momento decisivo, quello in cui si saprà se ho sfidato Capitol City o se l'idea di perdere Peeta mi ha fatto uscire di testa al punto da non poter essere ritenuta responsabile delle mie azioni. La situazione sembrerebbe richiedere un lungo, emozionante discorso, ma il massimo che riesco a tirare fuori è un'unica frase, quasi inavvertibile. — Non lo so, io non... non potevo proprio sopportare il pensiero di... stare senza di lui.
—Peeta? Tu hai qualcosa di aggiungere? — domanda Caesar.
—No. Penso che valga per entrambi — risponde lui.
Caesar fa cenno di chiudere ed è finita. Tutti ridono e piangono e si abbracciano, ma non sono ancora tranquilla finché non raggiungo Haymitch. — Tutto bene? — bisbiglio.
— Perfetto — risponde lui.

Poco dopo, durante il rientro al Distretto: Io e Peeta camminiamo lungo il binario, mano nella mano, e adesso che siamo soli non riesco a trovare niente da dire. Lui si ferma per raccogliere un mazzo di fiori di campo per me. Quando me li porge, faccio un grande sforzo per mostrarmi contenta. Perché lui non può sapere che quei fiori rosa e bianchi sono le cime delle cipolle selvatiche e che mi ricordano soltanto le ore che ho passato a raccoglierle con Gale.
Gale. Il pensiero di vedere Gale tra poche ore mi fa torcere le budella. Ma perché? Non riesco proprio a capirlo. So solo che mi sento come se avessi mentito a qualcuno che si fida di me. O, più esattamente, a due persone. 
Finora l'ho fatta franca per via degli Hunger Games. 
Ma non avrò nulla dietro cui nascondermi, una volta a casa.

Quanta confusione mentale e sentimentale. Troppa, visto quello che c'è stato.
La Collins ha voluto mettere confusione quando, se fosse stato un fatto vero la confusione non ci sarebbe stata. Durante una battaglia vigila una fredda e decisa consapevolezza interiore: voglio restare vivo! I miei alleati diventano tutti coloro che contribuiranno a farmi restare vivo. Tutti gli altri, sono nemici.
Stop. Non c'è confusione.
O uccidi, o muori.
A me sembra semplice.

L'autrice ha voluto però creare il dubbio per fare la felicità delle ragazzine. Evvabè, non sono contraria. Ci mancherebbe. Però fallo almeno con coerenza alla situazione. C'è stato un massacro tra ragazzi, non una festicciola nel salottino privato del GF.
Ora, facciamo finta che Katniss sia una povera cerebrolesa. E facciamo finta che Peeta sia un ottimo attore. In ogni caso, a partita finita la confusione sarebbe cessata. I giochi si sarebbero interrotti.
Siamo vivi, ci amiamo sì o no?
Forse non è una risposta.
Invece qui accade un macello degno del più banale e fanciullesco Harmony al termine della gara.
Katniss forse ha avuto un crollo dell'adrenalina ed è precipitata in un oceano di burro misto zucchero perchè si perde in pensieri del tipo: "Mi ama o non mi ama?"
E Gale?
Già! Katniss colta da altro dubbio finale pensa a quel povero cornuto del suo ragazzo (che però all'inizio del romanzo dice che è solo un amico, quindi non capisco nemmeno perchè alla fine se ne preoccupa!) che l'avrà vista sbaciucchiarsi con Peeta per tutto il tempo sui monitor giganti, mha!
L'avrà vista scambiarsi effusioni romantiche (forse finte, non si sa) di notte?
L'avrà vista fare e dire tante cose, ma solo alla fine della gara se ne preoccupa!
E dunque, altro dilemma: Come mi giustifico con Gale?

Ce ne preoccuperemo nel secondo volume ;)


!!! FINE SPOILER !!!

Il punto di forza del romanzo è lo stile della Collins. Si legge bene grazie a uno stile asciutto e conciso.
Non mancano però le parti inutili.
Qualcuno mi spiega alla fine, sapere tutto del gatto a che è servito?
E buona parte dei ricordi? Se avessero avuto uno scopo, un senso, magari per inspessire i personaggi, lo avrei capito, ma così?
Katniss ha lo spessore di un puntaspilli.
Peeta è un'ombra.

Per il resto, come avevo già accennato QUI! il punto di forza del romanzo doveva essere l'uccisione tra ragazzi, peccato che ci abbiano già pensato in molti atri prima.
Dopo che rimane?
Lo stesso problema che c'era in Battle Royale: i buoni non si sporcano mai le mani.
Per fortuna che il dio-master-autore mette i PNG (o personaggi di contorno) che invece salvano loro le natiche ogni volta :D

CONCLUSIONI: Lo consiglio ai più giovani, e basta. A mio avviso, se siete lettori abituali e avete più di sedici anni potreste già annoiarvi.
Avevano detto che era una lettura cruda e violenta. Un romanzo forte.
Onestamente, l'ho trovato noioso e banale.
Io tutta questa violenza non l'ho "vissuta". Dire che uno è morto, in narrativa, non è di per sè violento. Diventa violento quando il personaggio "vive" la violenza sulla propria pelle perchè è come se la vivesse il lettore.
Katniss è circondata dalla violenza, ma sì e no l'odora. Non è la stessa cosa.
Se però l'uccisione di un coniglietto per nutrirsene è considerato violento, allora sono io che ho dei canoni differenti. Io pensavo che l'uccisione di una persona lo fosse O_o
Le mie aspettative di romanzo violento su Hunger Games sono andate via via ammosciandosi fino al naufragio del mare zuccheroso in cui è precipitato alla fine.

Non è un romanzo da buttare, non mi permetterei mai.
Però credo che sia divenuto popolare fino a farne un film grazie all'ignoranza sulle precedenti opere cui si ispira (e soprattutto grazie a dell'ottimo marketing. Cosa non fa un trafiletto sul New York Times: Grande successo!)
Dire che un romanzo è un grande successo, in automatico fa diventare un romanzo un grande successo.
Buffo! E io che credevo fosse il contrario :D

Come sempre, quello che penso io è solo la mia opinione.
Conta come tale e come tale va intesa.
In aprile uscirà il film. Forse lo vedrò, ma non lo aspetto con ansia.
Una cosa è certa, non leggerò il secondo libro. Non fa per me.

8 marzo 2012

[film] John Carter

Visto ieri! ^____^
Non faccio spoiler, tranquilli!


Il film diretto da Andrew Stanton è davvero ben riuscito. Le immagini in 3D sono magnifiche.
Il non vado matta per il 3D. Ne ho visti solo un paio all'inizio, poi ho smesso. Colori sbiaditi e senso di nausea mi avevano fatto gettare la spugna. 
Ma ieri sera al cinema c'era solo il 3D. O tornavo a casa, o provavo.
Ebbene, i colori erano perfetti. Le immagini spettacolari. E niente nausea :)
Soprattutto i grandi campi aperti, dove comparivano miniaturizzati i personaggi. Erano incredibilmente dettagliati. Questo aspetto è di sicuro un punto di forza.

Gli attori/personaggi
John Carter, interpretato da Taylor Kitsch, mi è piaciuto anche se nel libro me lo figuravo un po' diverso. E' leggermente fuori tempo rispetto al Carter del romanzo, che era più d'epoca. In alcuni momenti è "troppo moderno" considerando che è dell'800. 
A metà strada tra un Conan "estremamente gentile e raffinato" e un Principe di Persia "meno video-gioco e più umano" :D alla fine, però, ha trovato una sua identità. Identità costruita, a mio avviso, trovando un rapporto con gli altri personaggi/attori.

Il più riuscito è Tars Tarkas, interpretato in modo totalmente digitale da Willem Dafoe. Superbo! Ha reso perfettamente la fierezza, il coraggio e la curiosità che io ho colto nel romanzo. L'incontro con Carter è diverso, ma comunque d'impatto.
Anche alcune usanze e aspetti dei Thark sono state mantenute e mostrate, come crescono i piccoli ad esempio. E non sono propriamente "coccole e carezze".

Ora veniamo alla Principessa di Helium, Dejah Toris interpretata da Lynn Collins ... a me è piaciuta moltissimo ^__^ Non è la solita anoressica che ciondola da una parte all'altra dello schermo e che impugna una spada come se fosse un'anguilla rinsecchita :D
E' grintosa e combattiva senza perdere in femminilità. Molto vestita rispetto al romanzo, sarà una delusione per i maschietti ma è più veritiera. Anche in questo caso, hanno cambiato l'incontro tra Carter e la principessa. Però, mi è piaciuto ugualmente.

Ci sono poi altri personaggi che nel romanzo non esistono. Siccome sono parte del motivo per cui Carter viaggia e si ritrova su Marte, per non rovinarvi la sorpresa, vi dico solo che io li ho graditi. Non sono una novità da gridare "che ideona..." ma si inseriscono bene nel contesto.


La tecnologia, le armi e il "look" in generale.
Ricorda un po' la saga di videogiochi di Final Fantasy. Un retrò futuristico con motori "ecologici".
Navi dalla linea lunga, affusolata e con ali da libellula. Ponti/cabina in vetro e bandiere lungo le murate. Sono bellissime a vedersi, molto fragili in realtà. L'effetto al cinema è però esteticamente magnifico.
Anche le armature hanno forme e linee morbide, così come le armi. Forse per meglio differenziare gli uomini rossi e blu dagli alieni verdi, i Thark. Questi, al contrario, hanno lance e protezioni minimali rozze e di pelle.
Mentre gli uomini vivono i palazzi dalle stanze senza confini e riccamente decorate, i Thark abitano vaste grotte o casupole, credo fatte di sabbia o qualche tipo di malta aliena. Molto tribali e essenziali.
Anche i meccanismi di comando delle "moto aeree" non sono nuovi. Già visti.
Si amalgamano all'estetica retrò, quindi sono un tripudio di rotelle e catenelle.

Mancano però le armi "importanti". A parte la omega weapon dal color blu (un classico dei videogiochi) e le spade o le lance, nel mezzo non c'è nulla. Ho solo visto quello che potrebbe essere un mitragliatore, ma è un po' pochino. Pazienza.

I costumi sono ben curati. Forse un po' da Mille e una notte, ma si sposa bene con il resto.
L'aspetto delle città, dei panorami nell'insieme è spettacolare. 
Aeronave in John Carter
Aeronave in Final Fantasy
Sulla trama.
E' molto diversa dal romanzo. Me lo aspettavo. Del resto sono 11 romanzi, il film è uno solo.
L'aspetto che approvo del film è che lo hanno reso auto-conclusivo in modo intelligente.
Volendo potrebbero farne un seguito, ma non in favore di un finale tronco, com'era invece il romanzo.
Per fare ciò, la trama è notevolmente cambiata. Io però non faccio più il ragionamento che "se non è fedele al romanzo" in automatico il film è una schifezza. E' una versione diversa, di un'epoca diversa.
Oggi, una trasposizione fedele di un romanzo del 1911 non so se sarebbe stata compresa.
Secondo me, hanno lasciato quello che era lo spirito di Carter, e di quello che rappresentava per lui Barsoom, intatto cambiando alcuni eventi senza modificare i legami affettivi e di stima che c'erano nel romanzo.
E hanno inserito aspetti nuovi rispettando quello che potrebbe essere il mondo di Barsoom.
Non so se riesco a spiegarmi, senza fare spoiler non è facile.:D

Nota extra su come Carter viaggia
Nel romanzo c'era una specie di trasmigrazione dell'anima. A me era piaciuto molto questo aspetto mistico del romanzo. Ma me lo sentivo che lo avrebbero tolto in favore di qualche "gingillo" più immediato e per comprensione e per porre l'accento sulla tecnologia e non sullo spirito.
Il gingillo in questione non ve lo espongo perchè collegato a un aspetto del tutto nuovo.
Siccome è parte integrante della storia, farei spoiler.
Magari in futuro, quando uscirà il dvd.
Woola
STREPITOSO! 
IN CONCLUSIONE: A me è piaciuto molto. Ho trascorso un paio d'ore piacevoli. Ci sono due dettagli che vorrei rivedere, ma giusto per cruccio mio personale. 
Sono rimasta soddisfatta. Sono uscita col sorriso.
Non chiedevo di più.
E' un film per tutti, anche se alcuni aspetti dei Thark non sono per bimbi. Ma sono poche immagini, forse un adulto le coglie, un bambino magari nemmeno le vede perchè rapito dall'insieme.
Le scene di scontri aerei sono buone, le battaglie anche. Nulla però di eclatante da raccontare ai posteri.
Insomma, un buon prodotto ma non sconvolgente.
Prenderò il dvd. Questo film è uno di quelli che ogni tanto si rivede volentieri. 
E poi diciamocelo, finalmente John Carter ha un suo film. Se lo meritava, era ora.
Da uno a dieci, gli do un sette e mezzo, anche se le immagini meriterebbero un bel dieci.
PROMOSSO! 

Note: la recensione del libro la trovate QUI!
Novità sul libro appena uscito e un estratto del film, QUI!

3 marzo 2012

[libro] Chiamatemi Joe di Anderson (ossia AVATAR 2di2)

A seguito del precedente articolo dove recensivo il romanzo di Ursula K. Le Guin, Il mondo della foresta, e ponevo un leggero confronto con il film AVATAR del 2009 di Cameron, ora vi parlo di Chiamatemi Joe (Call me Joe) di Paul Anderson del 1957.
Questo racconto lungo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista ANALOG, ossia Analog Science Fiction and Fact, nata nel 1930 negli USA che ha presentato autori divenuti poi celebri come Asimov, Heinlein e lo stesso Anderson.

Il film AVATAR ha molti presupposti paurosamente uguali a questo racconto. Se aggiungiamo il romanzo di Le Guin, c'è ben poco di originale nella sceneggiatura di Cameron. Anzi, praticamente nulla!
Comunque, le conclusioni alla fine.


INCIPIT
Il vento si precipitò ululando dalle tenebre dell'est, sospingendo davanti a sè un turbinio flagellante di polvere d'ammoniaca. In pochi attimi, Edward Anglesey si trovò accecato.
Si sforzò di rinsaldare la presa con tutti e quattro i piedi sullo strato incoerente di detriti, al suolo, s'ingobbì ancor più, e annaspò cercando il piccolo fonditore.
Il vento gli rimbombava nel cranio come un fagotto folle. Qualcosa gli sferzò violentemente la schiena, lasciandovi una traccia sanguinante, un albero sradicato e fatto schizzar via per un centinaio di miglia. Un lampo crepitò, accecante, a un'immensa altezza sopra la sua testa, là dove le nuvole ribollivano
nella notte.
Quasi in risposta, il tuono rimbombò tra le montagne di ghiaccio e un getto di fiamme scarlatte balzò in alto mentre il fianco d'una collina franò ruggendo, rovesciandosi attraverso la valle. Il suolo tremò.

TRAMA: Edward Anglesey è costretto sulla sedia a rotelle. Per esplorare il pianeta Giove V usa il corpo di un alieno chiamato Joe che ha la pelle color blu-ardesia e quattro gambe. Quando dorme, Anglesy si sveglia nella cabina di controllo.

Dal libro: "I muscoli gli facevano male. Ma non avrebbero dovuto. Lui non si era trovato realmente a combattere contro una burrasca di parecchie centinaia di miglia all'ora, sotto tre gravità e una temperatura di 140 gradi assoluti. Era rimasto quassù, sotto la gravità quasi inesistente di Giove V, respirando una miscela di ossigeno e azoto. 
Era Joe che viveva laggiù, e si riempiva i polmoni d'idrogeno ed elio a una pressione quasi impossibile a valutarsi, che sfasciava i barometri aneroidi e faceva impazzire i piezoelettrici."
Anch'io sono su una sedia a rotelle
anch'io uso il corpo di un alieno
anch'io sono collegato a lui con una cabina di controllo ...
buffe coincidenze :D
Il corpo di Joe non è costato poco, "E Joe era un investimento di molti milioni di dollari, più parecchi anni di lavoro d'un piccolo gruppo di specialisti d'avanguardia." come precisa nel racconto. Lo dice anche Sigourney Weaver ossia la Dr. Grace Augustine in Avatar. Pensa un po'.
Non solo, Edward e Joe sono collegati anche da "scollegati". Questo invece è solo del romanzo, ed è un concetto ben più profondo della più "genuina" gioia che un invalido possa provare quando ritorna a correre. Cosa che abbiamo in entrambi i casi.

Altra coincidenza: l'aspetto dell'alieno. Dal libro: "Se riuscite a immaginarvi un centauro con una testa da felino e una grossa coda prensile... Il torso era tozzo, con lunghe braccia dalla terrificante muscolatura; la testa rotonda, calva, con grandi occhi profondi e grosse mascelle, ma era un volto del tutto umano. Era d'un colore grigio-azzurro uniforme."
Felino? Ma dai?
Anche in Avatar sembrano dei felini. Sarà un'altra coincidenza. Però in Avatar sono bipedi, qui sono quadrupedi simili a centauri. Be' è tutta un'altra cosa ;)

Il racconto di Anderson è molto tecnico. Ci sono parti che tentano di spiegare perchè Edward e Joe hanno un legame così inteso. Parla Edward: "(...) c'è il fatto che Joe, il nostro pseudogioviano, ha un cervello fisicamente adulto. L'unico motivo per cui posso controllarlo è che il suo cervello non ha mai avuto l'occasione di sviluppare un proprio ego. Sono io Joe. E dall'istante in cui è «nato» alla coscienza, io sono stato lì.
Lo psicoraggio mi manda tutti i suoi dati sensorii e gli rinvia gli impulsi dei miei nervi motorii. In ogni caso, però, lui possiede un cervello eccellente le cui cellule registrano ogni esperienza, fin la più piccola, proprio come i nostri due cervelli: le sue sinapsi hanno assunto quella topografia che è lo "schema della mia propria personalità"."
Anche se oggi possono far sorridere, dovete sempre tener presente che era il 1957.
Sono di tutto rispetto.

La storia ha un tenore serio, scientifico e con una sorpresuccia finale.
Senza rovinarvelo, vi dico che arriva un'aliena. Chissà se Edward resterà umano o alieno?
Non pensate che sia un racconto romantico, però. Questo è solo un picco per comprendere meglio la connessione tra gli uomini e gli alieni al fine di proseguire la vita con una sorta di riciclo.

Infatti, a tratti è molto cinico: "«Ma, mi dica, chi vorrà fare da operatore per un altro pseudo?» domandò Viken, sarcastico. «Io sono perfettamente felice con questo mio gracile scheletro, tante grazie!»
«Anglesey era forse l'unico invalido disperato sulla Terra?» replicò Cornelius, a bassa voce.
Viken lo fissò a bocca aperta.
«E non dimentichi gli anziani... i vecchi,» aggiunse lo psionico, parlando per metà a se stesso. «Un giorno, amico mio, quando lei ed io sentiremo che i nostri anni stanno volgendo alla fine, e ci saranno ancora tante cose che vorremo imparare... forse anche noi accoglieremo con gioia la prospettiva di un periodo di vita supplementare in un corpo gioviano.»"


CONCLUSIONI: Il racconto preso da solo non mi ha fatto impazzire, ma è scritto bene e l'idea mi è piaciuta. Il motivo per cui l'ho letto era il paragone con Avatar e direi che è matematicamente impossibile inventarsi una fila di idee tutte simili come in questo caso.
Una creatura blu aliena (quadrupedi/bipedi, poco importa), ci sta.
Un uomo sulla sedia a rotelle, ci sta.
Una connessione neurale, ci sta.
Gli alieni con il volto da felino e la coda, ci sta.
MA TUTTI INSIEME, NON CI STA!

Nessuno credo potrà mai dire che la pelle blu di un alieno è "copyright" di qualcun altro, ma se gli si attacca una sfilza di dettagli (dello stesso racconto/romanzo oltretutto) è plagio, a mio avviso.
In aggiunta, abbiamo l'ambientazione di Pandora che sembra la New Tahiti del romanzo di Le Guin.
Che dire di più?
Una delusione terrificante.
Ma non sono delusa perchè Cameron, o chi per lui, ha copiato la storia unendo questi due romanzi. Sono delusa perchè dice che è "farina del suo sacco". Dice che se l'è inventata O_O
Che tristezza!

Gli mancavano forse i fondi per chiedere agli autori/discendenti/editori di potersi ispirare a questi romanzi? Non poteva citarli? Non poteva rendere omaggio alla fantascienza del passato anzichè sciacallarla?
Alle volte non capisco perchè sia tanto difficile dare i meriti a chi i meriti se li è guadagnati.
Alle volte non capisco perchè, soprattutto i grandi registri stranieri, si abbassino a rubare le idee anzichè promuoverle e metterle in risalto.
Alle volte, non capisco ...

Ho amato Avatar. Mi sento tradita :(
Beata l'ignoranza. E' gratuita, non richiede sforzo e si vive più serenamente.
La cultura è maledetta. E' costosa, richiede sacrificio e fa venire la gastrite ...
Vado a fare un giro per tirarmi su il morale
A presto ^^

28 febbraio 2012

John Carter NEWS: Trailer e libro

ULTIME NOVITA' SU JOHN CARTER

Si avvicina la tanto attesa data di uscita del film JOHN CARTER di Marte tratto dall'omonimo romanzo di Edgar Rice Burroughs (il primo romanzo del Ciclo di Marte è del 1912!).
Se siete interessati, avevo fatto la recensione del libro di John Carter QUI!

NEWS 1 (FILM): Dal sito ufficiale della Disney apprendo che la data è stata anticipata a
MERCOLEDI' 7 MARZO

Di solito le anteprime le danno di venerdì. Ben venga! 
Dire che sono in trepidante attesa è poco. Scalpito! Forse mi accamperò fuori del cinema la notte prima, tanto per essere sicura di entrare. :D
Ovviamente, appena lo vedrò farò un post con i commenti a caldo.
Intanto vi metto alcune immagini SUPERBE prese sempre dal sito Disney. Ce ne sono molte altre, vi consiglio di fare un click anche QUI!







SONO O NO FANTASTICHE?
SPERIAMO
SPERIAMO
^_____^
NEWS 2 (LIBRO): La NEWTON questa volta è stata MITICA! Sta per pubblicare un'edizione del romanzo COMPLETA dei primi TRE volumi a un prezzo da urlo.
480 pagine a SOLO 6,90 5,87 euro. Non mi sembra vero O_o
Che dire? Sono felice!
Il volume comprende, appunto, "Sotto le lune di Marte", "Gli dèi di Marte" e "Il signore della guerra di Marte". LA DATE DI USCITA E' IL 1° MARZO.
Per chi non lo sapesse, John Carter è una saga di 11 romanzi. 
COVER
SITO NEWTON QUI!
C'E' LA POSSIBILITA' DI LEGGERE L'ESTRATTO
Appuntamento, dunque, in libreria e al cinema! YEEE :D
Alla prossima, nel frattempo ecco il nuovo trailer.

NUOVO TRAILER
Un estratto dal film, sequenza con la "scimmia bianca"
CANALE DISNEY QUI!

27 febbraio 2012

[libro] Apocalypse Kebab di J.Tangerine

Segnalazione
MAMMA EDITORI
Io adoro il Kebab! Come resister quindi a un kebab apocalittico? :D

Mamma Editori ha partorito una novità molto originale. 
L'autrice J. Tangerine, dottoressa in Lettere, è appassionata di arti marziali, pittura barocca e cinema horror. Scrittrice di racconti underground, è la penna di maggior raffinatezza della Bloody Roses Secret Society,  club di romanzieri che scrivono con il sangue. Il suo “Porcaccia, un vampiro”, firmato come Giusy De Nicolo e pubblicato in questa stessa collana, ha ottenuto positivo riscontro di critica e di pubblico.

INCIPIT
Voglio essere cremata, le mie ceneri mischiate alla polvere da sparo di un fuoco d’artificio e sparate in cielo sulle note di “My way” di Sid Vicious, così che amici e colleghi, ormai imbottiti d’alcol come gli stoppini di una molotov, esclamino estasiati: “Alexandra Zahradnik ha fatto il botto”.

Il dolore la colpì alla base del cranio, una coltellata tra il collo e la testa, che affondò e si dissolse. Poi udì il rumore, lamiera piegata, e un botto, e un grido. 
Gazi aveva ripreso a parlare nel telefonino e lei riattaccò.
Si mise a sinistra e accelerò. Lo scooter superò un furgone e una macchina verde e un SUV nero e una station wagon blu.
Poi Alexandra Zahradnik vide. Le dita serrarono le leve dei freni con tanta violenza che i muscoli si contrassero fino alla spalla. La ruota posteriore prese a slittare, mentre gli pneumatici vomitavano una nuvola di vapore bruciato. Finalmente la ruota si stancò di cercare di andarsene da sola e si riallineò a quella anteriore e lo scooter fermò la sua corsa di traverso.
Se volete proseguire con la lettura, ECCO QUI! L'ESTRATTO

pausa ...
TRAMA ESTESA! 
(scritta appositamente dalla editor di Mamma Editori, grazie!)

Siamo in una Praga di confine. 
Ai confini del tempo in questo 2012 e ai confini dell’Europa
Praga, infatti, è il presidio orientale cresciuto ai margini di una faglia in cui da tempo immemore gli Esterni filtrano dal continuum spaziotemporale. E tra costoro soprattutto, sebbene raramente, gli Inferenti
Sì, avete capito bene: quelli che ai tempi enochiani ritenevano che le figlie degli uomini erano belle, quelle che se le sono ciulate insegnando loro in cambio come coltivare l’orto. Quelli che sono tornati ai tempi dei Gargoyle e poi a quelli dei Golem
Ebbene su questa faglia al centro di Praga si trova Alexandra, meches viola d’ordinanza, piercing, e un catorcio di motorino per andare a consegnare kebab a domicilio

Guardiamola sotto la pioggia, questo scricciolo di ventenne mollata dalla vita e dagli affetti frenare di colpo e fermarsi per miracolo sull’orlo di una voragine. S’è aperta sulla Nerudova all’improvviso, senza un rumore, ma lei è un po’ che quella sera ha un presentimento. 
Sì, perché Alexandra Zahradnik ha una bussola nel cervello, una ghiandola particolarmente sviluppata, e come lei ce l’ha il resto dei Column, un’accozzaglia improbabile cui il mondo affida la propria sicurezza contro gli Esterni e contro gli Inferenti. 

Il fatto è che se sei sfigato, ma molto, molto sfigato, puoi avere come regalino di consolazione la ghiandola. Quella che ti fa “sbucciare” gli Esterni, quella che consente di impedire che gli Inferenti riescano a fregarti l’anima facendoti fare ciò che vogliono. 
E così oltre ad Alexandra, c’è Emil, nerd senza orizzonti oltre lo schermo di un PC, c’è Oskar, gay anziano inviso all’ex regime stalinista, c’è Vladislav, figlio di papà schiacciato da papà, e Dobromilla, bambola grassa oppressa dal proprio stesso peso. Sarà a costoro che il mondo resterà affidato contro gli Inferenti. 
E ad Alexandra, soprattutto. 

Sì, perché dal fottuto buco nella Nerudova ne sono arrivati sette, Alexandra li ha “sbucciati” con chiarezza e uno in particolare è enorme e spinoso. 
Cazzo è un Arconte”, le spiega Iggy, Esterno questo di razza Viaggiatore, protetto dal bancone di un bar dove – complice Alexandra – cela la sua identità aliena. “Un Arconte cazzo”, ripete, uno di quelli che quando si muovono lo fanno solo per le soluzioni finali. Per i disastri belli grossi insomma. Brutta gatta da pelare Alexandra, peccato che il gatto assomigli in tutto e per tutto a un Kurt Cobain; che sia, in una parola, veramente pericoloso.

BOOK TRAILER


E ora, alcuni INCIPIT che mi sono stati gentilmente forniti dall'autrice ... only 4 me :) 
GRAZIE!

Dal CAPITOLO 2
«Allora? Che avreste trovato di così preoccupante tu e “Dolce Remi”?» 
Alexandra gettò la sacca con le armi sul sedile posteriore, richiuse lo sportello e si girò verso il guidatore. Aveva le labbra contratte e lo sguardo fisso oltre il parabrezza. Sembrava seccato più che preoccupato. Era evidente che Oskar pensava di doversi occupare di ordinaria amministrazione, tipo il solito Sbavone, e Alexandra non aveva nessuna voglia di disilluderlo.


Dal CAPITOLO 3
Almeno non pioveva più.
Alexandra Zahradnik scavalcò la pozzanghera e riprese a camminare con passo ciondolante lungo il marciapiede deserto, ingoiando uno sbadiglio. Si toccò la punta del naso, che sembrava esserci ancora, non le era cascato per il freddo. Discorso diverso per le dita dei piedi, ormai insensibili nonostante le due paia di calzettoni ficcati dentro gli anfibi. Chiunque avesse decantato le magiche, romantiche notti praghesi probabilmente non aveva mai pattugliato le vie intorno a Řepy in cerca di Esterni grossi e cornuti
E alle 3:00 del mattino, porca di una maiala, aggiunse consultando l’orologio.


Dal CAPITOLO 4
Alzò la mano e si toccò la fronte. Le spire della spossatezza iniziavano ad allentare la presa. Piano, molto piano. Un minuto dopo l’altro. Un respiro dopo l’altro.
Tutto era andato bene. Adesso era esausto ma non importava. Non aveva commesso errori. C’era stato un istante in cui aveva rischiato di perderne uno, e invece no, c’era riuscito. Li aveva traghettati tutti dall’altra parte.
Inspirò a fondo. Doveva solo aspettare di potersi muovere, poi, tutti e sette insieme, avrebbero spento quel mondo sotto un velo di cenere.


Dal CAPITOLO 5
La bestia cornuta era stata lì fino a qualche istante prima. Irta sulle zampe posteriori, annusava l’aria muovendo la testa gigantesca, in caccia della preda. Ma ora nell’aula non ve n’era traccia. C’era invece la commissione, della quale facevano parte la professoressa di ceco, quella di storia e geografia nazionale, l’insegnante di scienze naturali e il professore di matematica. Tutti e quattro sedevano dietro la cattedra e aspettavano la sua risposta, che poi avrebbero annotato sul verbale d’esame, già aperto e compilato. 
Ad Alexandra Zahradnik quelle grandi pagine bianche ricordarono le ali di un gabbiano impagliato, ma non perse tempo a domandarsi il perché. Aveva un problema più serio, al momento.

Dal CAPITOLO 6
Quando mise piede in biblioteca, Alexandra Zahradnik sentì i capelli rizzarsi in testa come un porcospino bicolore davanti a una biscia.
Già tutta la tranquillità e la serena concentrazione che l’avevano imbevuta nella cella frigorifero erano state asciugate dall’intrusione molesta di Bartolomej, ma il quadretto davanti ai suoi occhi sbigottiti fu la passata di phon che la rese elettrica, letteralmente.
In una manciata di ore non poteva essere successo niente da giustificare quel casino. 
Decise che qualcuno le doveva un pacco di spiegazioni.

Per ora è tutto!
A me entusiasma, e a voi?

IN BOCCA AL LUPO! :D

Ancora un sincero ringraziamento per i contenuti in esclusiva che mi sono stati forniti. 

SITO di MAMMA EDITORI QUI!
SITO di Bloody Roses Secret Society  QUI!

23 febbraio 2012

[ebook] Nel buio di AA. VV. (Altrisogni/D&N)

cover
Le riviste Altrisogni e D&N hanno creato un'antologia horror davvero ben strutturata. Dal concorso NEL BUIO che si è tenuto tempo fa, ecco dunque l'ebook tanto atteso. 
Non solo. I racconti sono intervallati da inquietanti fotografie. Già la copertina dovrebbe dare un assaggio, ma vi posso assicurare che le immagini all'interno lo sono altrettanto.

L'antologia contiene non solo i 10 racconti finalisti e 10 fotografie, di cui Abietti con "Il grande buio" si è aggiudicato il podio per lo scritto e Agnoletti con "Omaggio a Poe" per la foto, ma ci sono degli special guest. 
Per i racconti sono: Arona, Farris, Cola, Astori e Di Marino che hanno "partorito" una loro versione del buio. 
Nel campo della fotografia sono: Cavanna, Chelli e Nodari
Mio parere personale, mi sono innamorata della foto di Biancaneve di Cavanna :D

Ma andiamo nell'ordine perchè la carne al fuoco è davvero tanta!
Vi riporto incipit e "accenni di trama" così come sono stati presentati dai curatori dell'antologiaAntonini e Di Domenico, per non sciupare il piacere della lettura. Essendo dei racconti, si fa prima a leggerli che a fare troppi anticipi ;)

Dall'introduzione a cura di Lo Forti: (...) Mentre il valore espressivo delle foto, in virtù della loro natura “sensibile”, si impone immediatamente e non ha bisogno di essere spiegato ma solo recepito e interiorizzato, quello dei racconti si rivela in maniera assai più ellittica e allusiva. 
Ogni storia presenta infatti un approccio differente, non solo al soggetto, ma anche al contesto che lo contiene. 
Così, se nel racconto vincitore, Il grande buio, di Yuri Abietti, scopriamo un’oscurità vorace, attiva e implacabile, in altri casi l’assenza di luce viene vissuta come perdita, sottrazione, mancanza.
Non mancano rivisitazioni originali degli archetipi ancestrali dei quali il buio è simbolo e araldo, spesso fulminanti nella loro espressività sintetica. Anche quando il buio è relegato al ruolo di scenario, poi, esso si prende - letteralmente! - la scena.

INCIPIT racconto vincitore:
IL GRANDE BUIO di Yuri Abietti
Mi manca la luce. Sapeste quanto mi manca.
Quanto tempo è passato dall’arrivo del Buio? Sei mesi? Un anno? Credo che nessuno abbia potuto tener conto del passare del tempo. A me sembrano passati secoli, tutti uguali. Ogni secondo, ogni minuto, ogni giorno... sembra interminabile.
la foto vincitrice
"Omaggio a Poe" di Agnoletti
Special Guest
TRAMA Dall'introduzione dei curatori: (...) Con il suo Una situazione oscuraArona ha realizzato un racconto fantastico che unisce l’ironia a un horror sottile, sfiorando i temi del weird e della fantascienza e ambientando il tutto sulle nostre montagne. 
Fango, di Clelia Farris, è un racconto dove horror e fantascienza sono “costretti” a unirsi negli angusti spazi di una stanza priva di uscite: in questo setting claustrofobico, il buio si riempie di… qualcosa di molto spiacevole. 
Alberto Cola ha scritto Loro se ne cibano, un racconto di fantascienza militare, dove una guarnigione si trova a dover affrontare una minaccia oscura e sfaccettata
Cristiana Astori ha contribuito con Hai paura del buio?, un horror violento, sanguinario, inquietante: scritto con uno stile diretto e molto efficace, è una vera immersione nella paura. 
Ultimo, ma non certo per importanza, Tengu, di Stefano Di Marino: una storia d’azione e avventura, ambientata in un mondo fantastico dove un globale tecno-impero del Sol Levante si ritrova improvvisamente in ginocchio quando la luce e l’energia vengono a mancare.


INCIPIT
UNA SITUAZIONE OSCURA di Danilo Arona
«Oh, lo sai? Prima di partire, entro in libreria e mi faccio un giro nel nostro reparto preferito», attacca Daniele con aria dottorale, «che subito vengo attratto da due titoli pressoché analoghi. Del primo conosco bene l’autore,
una garanzia al cubo. Titolo, La cosa oscura. Poi, un po’ più in là, eccoti l’altro di un’autrice che non ho mai sentito nominare. Il titolo è La materia oscura e qui necessito di qualche ragguaglio in più. Ma siccome è ambientato nel nord della Norvegia durante gli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, mi becco al volo pure questo. Sembra La cosa di Carpenter riscritto da Jack London. Poi, com’è corretta abitudine, vado a sbirciarmi le ali, la quarta e i titoli originali. E indovina un po’...»

FANGO di Clelia Farris
«Fatemi uscire! Ome! Tia! Se non aprite subito la porta, giuro che ve ne pentirete!»
Sinmati tempestò di pugni la porta; la vernice sfogliata le graffiò la pelle.
«Vi frusterò» disse succhiandosi le nocche sbucciate. «Vi frusterò sino a farvi il culo color Babbo Natale. Mi sentite? Riempirò una caraffa delle vostre lacrime e me le berrò!»
Bam! Una manata al muro.

LORO SE NE CIBANO di Alberto Cola
Al funerale dei superstiti pioveva.
Il colonnello Lërbe cercò riparo nel tessuto della mimetica, come un animale che cerchi calore nel proprio guscio. Ma il freddo non aveva niente a che fare col clima perché se ne veniva su da dentro, da quel blocco di ghiaccio che fin dal primo giorno in cui erano arrivati nell’avamposto si era accampato nello stomaco di tutti, impossibile da sciogliere.

HAI PAURA DEL BUIO? di Cristiana Astori
La prima volta che è successo ero in colonia, avevo dodici anni e io e Riccardo ci divertivamo ad andare in giro di notte, in segreto, a caccia di avventure.
Avevamo due belle torce potenti, di quelle con i led, dalla luce grigia e fredda che sembra di ghiaccio. Adoravo la compagnia di Rick perché aveva due anni più di me, era spericolato e sapeva costruire gli esplosivi.

TENGU: L’ANIMA DEL DEMONE di Stefano Di Marino
Nel 10637, nono anno del regno dell’imperatore Jomei, il cielo sopra la capitale fu squarciato da una lunga vampa rosso cremisi accompagnata da un fragore assordante che scosse la popolazione dalle sue abituali occupazioni e fece tremare le mura delle fortezze. Un flyer imperiale si scontrò con un velivolo da trasporto e, assieme, finirono contro la flotta di palloni frenati che stazionavano sopra Nuova Edo. La volta sopra il palazzo imperiale prese fuoco, ma era solo l’inizio.

I numeri usciti della rivista Altrisogni

INCIPIT e TRAMA dei racconti dei "secondi" classificati alternati con le immagini di Negroni, Varisto, Palmitessa, Mariani, Noseda, Bruni, Putini, Bocci e Baldazzi.
Dall'introduzione: (...) L’ispirazione è il motore dell’artista, lo stimolo che collega le sue sinapsi e genera nella sua mente il bagliore di ciò che ancora non esiste. Ecco quindi che una stanza, una porta, una fila di sedie o un volto si trasformano, di fronte all’obiettivo del fotografo, e diventano protagonisti di scatti dove l’idea di un buio che circonda e plasma è ben rappresentata. Nello scrittore la stessa scintilla produce visioni di mondi da raggiungere, di incubi in agguato nell’oscurità, di vicende che si dipanano tra l’assenza di luce e limiti fisici che relegano i protagonisti in una notte perenne. E si sa: nel buio tutto fa paura.

NEL BUIO di Anna Notti
Nel buio della camera oscura di Jack si stava consumando il più orribile dei delitti: il nostro uomo, dal girovita che era più un girotondo di rotoli adiposi, stava per addentare un panino con tonno e salsa lionese.
Fin qui nulla di strano. La salsa di cipolle stufate nel burro, aceto e vino bianco poteva anche andar bene con il tonno.

FINE TURNO di Mirko Dadich
Giovanni è rientrato, ha finito il turno.
Lo ha sentito trafficare con la porta e salire le scale senza accendere le luci, come al solito.
Come i gatti.
I rumori, seppure lievi, spostano Claudia da un sonno inquieto a un dormiveglia ovattato. Apre gli occhi inutilmente in un buio totale.
Che ore saranno?
La debole fluorescenza verde della radiosveglia avverte: 05:21. Lo sente infilarsi nel letto, in un movimento di materasso e coperte tese.
È crollato subito. Sarà esausto.
Rimane ben separato da lei, confinandosi nel suo lato del letto matrimoniale. Tra i loro corpi c’è una zona vuota e fredda. Meglio così, Claudia è ancora furiosa con lui. È coricata sul fianco sinistro, rivolgendogli le spalle ostinatamente, in forma di protesta. Non ha sbollito la rabbia per averlo beccato a flirtare con quella puttanella di …
Come si chiama? Marzia?

LA VIA PER LE STELLE di Roberto Guarnieri
Larry Winter salì di corsa le scale del piano dirigenziale, spalancò la porta dell’ufficio e finì quasi disteso sulla scrivania di raro legno di abete.
«Abbiamo ricevuto il segnale» esclamò con voce strozzata.
John Fox sorrise e una ragnatela di rughe si disegnò sul suo volto. Aveva atteso quel momento per cinquanta anni e, grazie a Dio, era ancora vivo e in salute per goderne il sapore. Socchiuse gli occhi soddisfatto. Forse avrebbe fatto persino in tempo ad assistere all’ultima fase del suo incredibile progetto.
«L’origine?» chiese con voce calma.
«La migliore possibile, professore» rispose l’altro con gli occhi che brillavano
per l’emozione. «Alpha Centauri.»

VOGLIO I TUOI OCCHI di Roberta Pizzuto
Ho paura.
Soprattutto quando mi sveglio ed è buio.
Dovrei aver imparato a conviverci, ormai. È il mio compagno da tanto tempo, da dieci anni, dal giorno dell’incidente.
Eppure non ci riesco. A volte ne ho ancora paura. Lo temo, perché quando faccio un incubo non ho modo di svegliarmi sul serio. Per me non c’è luce. Che sia giorno o notte, per me non fa alcuna differenza. Perché io, io resto nel buio.

ASPETTANDO LA MORTE di Fiorella Rigoni
Buio.
È dentro e fuori me, denso e fosco.
Il silenzio profondo mi ferisce le orecchie. Non posso fermare quel che non vedo, non posso contrastare quel che non esiste. Perché qui non c’è nulla, solo le tenebre.
Lo sento, mi striscia addosso. Sta salendo lungo le gambe e il freddo con lui.
Vorrei farlo smettere, vorrei strapparmelo di dosso, ma non riesco a muovermi.

LA FOSSA di James Carroll Wish
«Cazzo!» sbraita Curt.
Il 4x4, un temerario Volvo TP21, sembra essersi arenato in una pozzanghera.
Lui spalanca lo sportello con un colpo d’anca e scende di botto, sprofondando in trenta, forse quaranta centimetri d’acqua putrida.
«Forza Brian, hai un cactus infilato su per il culo o cosa?!»
Apro lo sportello anch’io e fisso per un attimo l’acqua torbida. Porca troia, alle mie Reebok nuove di zecca non piacerà: sono l’unico stronzo al mondo forse che ne indosserebbe un paio per lavorare in una fogna come questa.
«Dovrebbero esserci delle tavole belle grosse nel bagagliaio, sotto di lui» continua Curt.

COLORI di Rubrus
Mi hanno sempre detto che l’arcobaleno è bello.
Vorrei tanto vedere i colori, ma, soprattutto, vorrei vedere l’arcobaleno.
Oh, so perfettamente che i colori sono solo illusioni ordite dalla materia, ma non importa: vorrei vederlo lo stesso.
Vorrei sapere com’è il rosso, che è così caldo e ruvido, il blu, che ha il suono delle note acute, il giallo, che tende a scivolarmi tra le dita, il verde, che ha quel sapore così ambiguo…

BLACK OUT di Tanja Sartori
C’era la luna, me lo ricordo. Quando ho chiuso gli occhi, prima di addormentarmi, la sua luce bianca trapelava dalla finestra disegnando giochi di chiaroscuro nella mia stanza.
Ora la luna è scomparsa.
Mi sono svegliata di soprassalto, forse un rumore mi ha scosso, uno schiocco secco, che è rimasto come un ricordo sfocato in un angolo della mia mente ancora intorpidita dal sonno.

RITORNI di Giuseppe Agnoletti
Avevo sempre desiderato una casa come questa ed era a costo di notevoli sacrifici che l’avevo acquistata. Nei paesi del nord Europa l’avrebbero chiamata una “summer house”, una casa per l’estate, ma noi ci veniamo quasi tutti i fine settimana, nella bella come nella cattiva stagione.
È una vecchia casa di sasso di fiume posta sull’erta ventosa di una collina.


CONCLUSIONI: Che ansia, che angoscia, che brividi! :D 
La creatività è andata oltre il buio "classico". Ho apprezzato molto quelli che hanno osato uscire dai cliché entrando nella fantascienza, ad esempio. Senza nulla togliere agli altri autori, che hanno comunque affrontato il "buio classico", ho trovato più d'impatto e coraggioso creare il buio in altri ambiti.
Non posso dare la mia opinione racconto per racconto perchè alcuni autori li conosco.
In generale, quindi, vi dico che mi è piaciuta più che altro la varietà di stili e di generi. Anche se il tema conduttore è unico, la varietà regala un'altalena di emozioni che rende il concetto di buio sempre un po' diverso.
L'intervallo foto crea un piacevole momento di stacco oltre che alzare la qualità dell'ebook.
Non sono racconti omogenei. Alcuni sono pugni nello stomaco. Altri delle sonore sberle. Alcuni umoristici, ma sottilmente nero.
Ripeto: una gran bella varietà.
Per gli appassionati del genere horror, ma non solo.

I miei più sinceri complimenti a tutti gli autori e ai fotografi. BRAVI!
L'EBOOK LO TROVATE QUI!

16 febbraio 2012

[libro] Il mondo della foresta di Le Guin (ossia AVATAR 1di2)

URANIA

Il mondo della foresta (The world for world is forest) è un romanzo fantascientifico a sfondo ecologico di Ursula Le Guin. Pubblicato per la prima volta in forma breve nell'antologia Again, Dangerous Visions nel 1972/1973, è poi divenuto un romanzo breve nel 1976.
Anche se rientra nel Ciclo dell'Ecumene di sette romanzi, io l'ho letto senza problemi.  

INCIPIT (dei primi tre capitoli)

1
Davidson
Due episodi del giorno precedente erano nei pensieri del capitano Davidson al suo risveglio, e lui rimase a osservarli nell'oscurità, per un lungo periodo di tempo, senza alzarsi dal letto.
Uno positivo: il nuovo carico di donne era arrivato. Incredibile ma vero. Erano a Centralville, a ventisette anni dalla Terra con la navigazione ultraluce, e a quattro ore di elicottero da Campo Smith: la seconda infornata di femmine da accoppiamento per la New Tahiti Colony, tutte sane e pulite, 212 capi di razza umana di prima scelta. O che poteva passare per prima scelta, a ogni buon conto.
Uno negativo, il rapporto dall'Isola Discarica: raccolti scarsi, massicce erosioni, smottamento totale. (...)

2
Selver
Ogni tinta della ruggine e del tramonto, rossi marrone e verdi pallidi, cangiava interminabilmente nelle lunghe foglie agitate dal vento. Le radici dei salici ramati, spesse e nodose, erano color verde muschio in prossimità dell'acqua corrente, che, come il vento, si muoveva con lentezza, con molti ritorni e pause apparenti, trattenuta da rocce, radici, foglie cadute e fronde pendenti.
Nessun cammino era netto, nessuna luce era ininterrotta nella foresta. Nel vento, nell'acqua, nella luce del giorno e in quella delle stelle sempre s'infilavano la foglia e il ramo, il tronco e la radice, il chiaroscuro, la complessità. Brevi percorsi correvano sotto i rami intorno ai tronchi, sulle radici: non procedevano diritti, bensì cedevano a ogni ostacolo, tortuosi come nervi. (...)

3
Lyubov
Il capitano Lyubov aveva mal di testa. Il dolore cominciava piano nei muscoli della spalla destra, e di lì saliva in crescendo, fino a diventare un oppressivo rullo di tamburi al di sopra dell'orecchio destro. I centri della parola sono nella corteccia cerebrale sinistra, pensò; ma non sarebbe stato capace di dirlo a voce alta: non riusciva a parlare, o a leggere, o a dormire, o a ragionare. Emicrania.
Naturalmente l'avevano già guarito dall'emicrania una volta al college e una seconda volta con le sedute obbligatorie di Psicoterapia Profilattica dell'esercito, ma Lyubov si era ugualmente portato le pastiglie di ergotamina, quando aveva lasciato la Terra: non si sa mai. Ne aveva prese due, con un analgesico, un tranquillante, e una pastiglia digestiva per annullare gli effetti della caffeina che annullava quelli dell'ergotamina, ma lo scalpello continuava a colpire dall'interno, proprio sopra l'orecchio destro, al ritmo del grosso tamburo.


TRAMA
Gli uomini sono sparsi su vari pianeti nell'universo conosciuto col nome di Ecumene o Lega di tutti i mondi. Con varie colonie a disposizione, con una tecnologia che permette viaggi interstellari e comunicazioni istantanee grazie all'ansible, gli uomini espandono i territori alla ricerca del legno. Il legno è divenuto rarissimo e quindi molto richiesto.
Non sono uomini terrestri, però, bensì la Terra è una colonia degli uomini del pianeta Hain da cui sono partiti in epoche remote. 
Questo in sintesi, il panorama generico della saga.

Ora veniamo al libro in questione.
La trama è sempliceNew Tahiti è un nuovo pianeta dove il legno è abbondante e per questo viene invaso dagli uomini. I suoi abitanti, creature pelose e verdastre simili a scimmiotti, hanno sviluppato una coscienza collettiva col pianeta e la meravigliosa foresta che lo ricopre per intero. La loro spiritualità è direttamente collegata alla foresta. Gli uomini, intaccando l'equilibrio forestale, hanno innescato dei gravi problemi anche al popolo, che inizia a ribellarsi. Scoppia la guerra.
Protagonisti con POV alternati sono soprattutto Selver, Lyubov e Davidson. Attraverso i loro occhi e le loro emozioni, l'autrice descrive la lotta del popolo Athshiani (chiamato in modo dispregiativo i creechie) per la libertà.

I personaggi più incisivi sono Selver, un Athshiano fiero e combattivo. Lyubov, un antropologo (un uomo di scienza) che cerca di instaurare il dialogo attraverso la conoscenza "interrazziale" e Davidson, il soldato "colonizzatore e spietato".

CONCLUSIONI: Mi è piaciuto molto. E' scritto bene, scorre liscio senza intoppi verso un finale plausibile ma non "idilliaco". A mio avviso, un buon romanzo. L'ambientazione è ben definita e la storia coerente. 
CONSIGLIATO!

NOTA: Per tutto il tempo mi sembrava di vedere "omini blu" e non "scimmie verdi", sarà un caso?

Un'immagine dal film AVATAR
OPS! Ma non era una trama "originale" quella di Avatar?
Non solo. Ci sono altri romanzi da cui sono state prese e riadattate le idee
Ora passerò a Call me Joe di P. Anderson. Mi è sembrato di capire che quest'ultimo sia stato razziato per benino ... vi tengo informati.
Alla prossima!

PS: riporterò le mie "nuove" conclusioni su Avatar alla fine della seconda lettura. -_-
Ecco QUI! Chiamatemi Joe.