11 luglio 2012

[libri] Recensione libri 2012 -2

Eccoci al consueto post riassuntivo delle recensioni del secondo trimestre del 2012.
Un periodo dedicato più che altro allo studio.

ELEMENTI DI STILE NELLA SCRITTURA
Recensione con stralci QUI!

L'ARCO DI TRASFORMAZIONE DEL PERSONAGGIO
Punti e impressioni QUI!

LEZIONI DI SCRITTURA CREATIVA del Gotham Writers' Workshop
OTTIMO! Questo manuale è stato il più istruttivo.
ALTAMENTE CONSIGLIATO.

Questo arriva dal trimestre precedente, ma per completezza lo rimetto^^
MASTER DI SCRITTURA CREATIVA di Morrell
Lunga recensione con stralci dal manuale QUI!


Letti anche: Il viaggio dell'eroe di Vogler e Il viaggio dell'eroina della Murdock. 
Troppo complessi per poterne fare una recensione. E troppo soggettivi per restare oggettivi.
Sono più che altro delle riflessioni psicologiche che ruotano attorno alle fasi di un ipotetico viaggio iniziatico.
Nell'eroe di Vogler, che prende origine dal più famoso "L'Eroe dai mille volti" di Campbell, viene ripreso il viaggio con le sue tappe, incontri, scontri, sviluppi morali e così via fino al ritorno.
Nell'eroina di Murdock, invece, vengono identificate le sfaccettature psicologiche femminili in relazione agli affetti e agli incontri.
E' ovvio che in entrambi i casi, più che due manuali sono "ampie riflessioni" con dei punti guida cui fare riferimento in caso si vogliano affrontare tematiche epiche. Per epico non s'intende necessariamente il guerriero fantasy che deve sconfiggere il male. Potrebbe anche essere inteso in chiave moderna.
L'incontro con un mentore o il ritrovamento di artefatti non sono necessariamente legati a un medioevo fantastico. Qui è solo questione di fantasia. ma anche solo fare esempi, sarebbe un divagare che non porterebbe che a altre ipotesi. Ecco perché mi limito a un'opinione e non faccio la recensione.

Sono state letture interessanti.
Non sono d'accordo su alcuni "fan" di manuali che sostengono che un'avventura epica debba seguire gli schemi esposti. E' stato, infatti, lo stesso Vogler che nell'introduzione precisa di non seguire il suo manuale alla lettera. Ci sarebbe quindi da domandarsi come fanno esterni ad affermare il contrario.
Ora che li ho letti, confermo che NON sono da prendere alla lettera ma sono di consultazione.
Il vostro eroe o eroina potrebbe affrontare alcune delle tematiche esposte, ma non è indispensabile. Dipende dal personaggio.
UTILI per approfondire gli aspetti psicologici e rendere intensi i personaggi.
Da leggere, ma non da farne una "bibbia".


E ora i pochi, ahimè, ROMANZI:
APOCALYPSE KEBAB di J. Tangerine
INCIPIT dei primi 6 capitoli, TRAMA ESTESA in esclusiva per L&CL QUI!
RecensioneINTERVISTAZZA QUI!

DEINOS antologia a cura di Mr. Giobblin
del blog Minuetto Express.
E' gratuita, scaricabile QUI!
Opinione: L'idea mi è piaciuta molto, tanto che avrei voluto partecipare, ma non ci sono riuscita. La sto ancora finendo. Anche se per trama e originalità i racconti sono tutti diversi e quindi non paragonabili, io promuovo l'antologia per la sua essenza genuina e creativa.
Alcune trame sono simpatiche, altre interessanti, alcune un po' forzate e "comode". 
E' amatoriale, non professionale. 
A mio avviso, è comunque di piacevole lettura. Non cambia la vita, ma intrattiene.
E poi, dai, ci sono i dinosauri! E' un motivo più che sufficiente per leggerla :D

LINAS di Jacopo Ninni (LA PICCOLA VOLANTE)
INCIPIT esteso, TRAMA 
E OPINIONE CON FOTO DEL GIGANTE QUI!
Pausa ^^
NOTE PERSONALI:

-Sono in trip di scrittura :D Approfitto della calma-piatta della rete tra luglio e agosto per finire la prima stesura del mio CYBERPUNK. Quindi, il mio blogghettino viaggerà a regime molto ridotto.
In dormiveglia. Infatti, salvo un paio di film che andrò a vedere e farò la recensione, i libri attenderanno fino a settembre.

-In luglio uscirà l'antologia D-DOOMSDAY edita da CIESSE con un mio racconto post-apocalittico "Sorriso di polistirolo". Ho già fatto i post con i vari INCIPIT, il primo è QUI!

-Il mio racconto horror "Spring-heeled Jack, la genesi" rientrerà nell'antologia "Stirpe Chimerica" del sito CLUB URBAN FANTASY. Con mia immensa commozione, non solo di 45 racconti pubblicati sul sito e commentati liberamente, sono rientrata nei primi 10 (per essere esatti sono all'ottavo posto), ma il mio Jack ha avuto una menzione speciale: al PRIMO POSTO PER LA MIGLIOR TRAMA.
Oh, che felicità! ^__^ La classifica finale è QUI!
Appena l'antologia sarà pronta, posterò gli incipit.

Per ora è tutto, con i libri a risentirci in settembre.

8 luglio 2012

[film] The Amazing Spider-Man

Recensione che contiene alcuni brevi e modesti SPOILER.
Se non lo avete ancora visto, consiglio di andare direttamente alle CONCLUSIONI.
Uno Spider Man "Ultimate" al cinema ^^
Ero scettica.
In questo POST del 14 ottobre 2011 mi chiedevo perché avessero avviato un reboot annullando un quarto capitolo. Del resto, i primi tre film su SpiderMan con Maguire erano recenti. 
Avevo speranze sul micioso Garfield, già visto e apprezzato (Non lasciarmi, Parnassus e Social Network), ma avevo dei dubbi sulla regia di Webb, del resto viene dai video musicali. 
Un'altra speranza era sul cambio del personaggio femminile. Dalla noiosa Mary Jane che voleva fare l'attrice (interpretata dalla Dunst, che reggo sì e no), abbiamo una più cerebralmente attiva Gwen Stacy che è una promettente studentessa liceale amante della scienza (interpretata da Emma Stone, che avevo visto solo in Benvenuti a Zombieland e mi era/è piaciuta a pelle fin dalle prime inquadrature).
Garfield nei panni di Peter
è perfetto!
Ebbene, sono uscita dal cinema più che soddisfatta!
La nuova veste che Garfield dona a Peter è adorabile. Partendo dal fatto che è più moderno, ho trovato apprezzabile il fatto che non sia uno sfigato tanto per simpatizzare col pubblico, ma un ragazzo che se ne sta sulle sue perché lo vuole, non perché viene emarginato. E' diverso.
Quando c'è da prendere le difese di uno "davvero sfigato", Peter si fa avanti. Viene pestato, ma almeno ci ha provato. In più, la recitazione di Garfield è molto espressiva. Tanti piccoli gesti che potremmo anche definire tic, ma che semplicemente rendono Peter vero. 
Dopo tante ragnatele organiche, ci voleva proprio un
bel congegno tecnologico.
Ho anche esultato al ritorno degli spara-ragnatele. 
C'è molto dell'ULTIMATE Spider Man in questo film. Il regista Webb ha inserito alcuni dettagli, oltre che il tenore e la cupezza, passatemi il termine. E' drammatico, con dei picchi allegri ma rimane un film molto legato alla realtà. Non ci sono forzature esagerate. 
E' molto divertente come Spider-Man interloquisce con i malviventi, davvero momenti comici.
Ma per il resto, il tenore è serio.
Un palese omaggio ai fumetti della serie Ultimate lo abbiamo quando Peter precipita da un buco in un palazzo e si ritrova in un ring. Ai molti sarà apparsa una casualità, ma in realtà nei fumetti Peter racimolava due soldi facendo wrestling. Anzi, la maschera di Spider Man nasce proprio per quel motivo.
Infatti, Webb fa venire l'idea del costume al suo Peter mentre osserva la locandina di un lottatore. 
Non era un caso, ma una dichiarazione: guardate che il mio Spider Man è quello dell'Ultimate.

Gli zii sono più giovani e il passato dei genitori di Peter è legato alla genetica. Già! Nell'Ultimate, i genitori di Peter indovinate con chi collaboravano? 
Vi do un indizio: quando s'arrabbia diventa verde :D
E ci sono molti indizi che portano alle nuove origini di questo diverso Spider Man.
Non è solo un bimbo sfortunato perché rimasto orfano. Questo nuovo Peter ha l'impronta per arrivare allo S.H.I.E.L.D. Impostato così, si potrebbe fare.
E' ovviamente la mia opinione, comunque basta attendere il 2014 quando è prevista l'uscita del secondo e nel frattempo prestare attenzione ai filmati dopo i titoli di coda. 

Due parole su Emma alias Gwen: deliziosa diciassettenne, sveglia e intelligente. Non mi sembra vero. Il rapporto tra i due è romantico senza melassa. Ossia, vero. 
A differenza dei precedenti, che quando compariva Mary Jane avvertivo un calo del tenore, e sbuffavo, qui il personaggio di Gwen è addirittura piacevole. C'è una forzatura con la storia del siero, ma la passo lo stesso. PROMOSSA!

Sul Dottore Connors/Lizard interpretato dal bravissimo Rhys Ifans: quando fa il dottore, nulla da dire. La ricerca genetica per trovare una cura alle debolezze umane, nonché al suo stato di "sono per forza un mancino" è comprensibile. Il Lizard non mi ha fatto impazzire, invece.
Un po' la faccia, Webb la voleva umanizzabile (cioè con espressioni umane) e lo capisco, ma non concordo. Se è un alter ego, fammelo più lizard invece. Mi spiego?
Proprio per mettere l'accento sulla diversità tra i due, a mio avviso il Lizard doveva essere meno espressivo e più "bestia". Per il resto, la potenza della trasformazione si vede e percepisce.
PASSABILE, ma potenziale sprecato.

CONCLUSIONI: viste le premesse di cambio di rotta verso un nuovo Spider Man che si avvicina molto all'ULTIMATE dei fumetti, direi che questo reboot ha tutto il diritto di esistere! Anzi, ne sono contenta. Non faccio il paragone con gli atri per il fatto che sono diversi, NON SONO LO STESSO SPIDER MAN. 
Gli effetti speciali sono fatti bene, anche se speravo in più scene di volo che comunque restano meravigliose. In 3D, mi sembrava di volare insieme a lui ^__^

Noticina negativa: l'arco di trasformazione di Peter è un po' sbilanciato. Trascorre molto tempo, prima di essere morso. Ma ci può stare, serve a introdurre Peter. Invece, da quando viene morso a quando diventa Spider Man con piena coscienza di ciò che può fare (con tanto di spara-ragnatela e tutina high-tech) è troppo veloce. 
Per il resto, un nuovo Peter apprezzabilissimo. Infatti, la recitazione è buona. Per tutto il cast.
I nuovi zii sono deliziosi, e alla fine ci si affeziona anche al padre di Gwen.

Trama da plot collaudato, forse si poteva osare qualcosa di più. Non si fa fatica a prevedere gli eventi, insomma. C'è anche un momento melassa sul finale ... vabbe', lo ammetto, un lacrimuccia è scesa.
Alla fine, questo The amazing Spider Man, mi è piaciuto molto anche con quei due difettucci che però non guastano nell'insieme. Qui Peter a diciassette anni, in fondo. Facciamolo crescere.

PROMOSSO E CONSIGLIATO!

E il cameo di Stan Lee?
C'è! C'è! MITICO! :D

7 luglio 2012

[web magazine] Speechless

Segnalazione
Cover Numero 1 Speechless
Una nuova rivista è approdata nel web.
Si chiama SPEECHLESS!
Il numero zero ha fatto un botto da 50.000 visite, il numero uno sembra destinato a oltrepassarle ... e via, verso nuovi orizzonti.

Ho dato una "sfogliata" virtuale a entrambi.
E' ben curata e gestita. La grafica è accattivante, davvero i miei complimenti.
Gli articoli sono di vario genere, spaziano da alcuni racconti, a rubriche di genere fantasy, fantascienza, horror, storico, giallo, cinema e tv fino all'attualità ma sempre nel settore editoriale e artistico.
Interviste interessanti, soprattutto quella nel numero uno del maestro LUIS ROYO. Come non apprezzare lui, l'intervista e la redazione di Speechless?

Royo, un'artista sublime!
Questa stupenda rivista nasce dalla spumeggiante Alessandra Zengo (Diario dei Pensieri Persi), la grafica che mi ha da subito fatta innamorare è di Petra Zari.
La redazione è "sparsa nel web" :D
E credo che la forza della rivista sia proprio questa.

Dal sito: Uno staff che unisce professionisti del settore e non (giornalisti, editor, scrittori, blogger), in un coro-web che ha qualcosa da dire. Da raccontare. O, semplicemente, da condividere. Speechless nasce dalla voglia di comunicare e di essere ascoltati.
Imperdibile se il panorama artistico-letterario (compresi i vari retroscena che ne fanno da contorno) affascina e incuriosisce, Speechless vuole donare un'autentica voce alle proprie pagine, grazie a quelle parole che dal silenzio si trasformano in rumore.
cover numero zero
Perchè Speechless?
La parola al direttore editoriale Alessandra Zengo: "Lo spirito di Speechless è quello di elaborare strumenti che possano permettere di capire al meglio il mondo della letteratura, senza pretese di esaustività; senza vincoli di sorta per generi o argomenti;  senza preclusioni o intellettualismi di maniera, ma con la curiosità e la passione che nascono dall’amore per l’Universo Libri. 
Speechless è un magazine online gratuito che propone riflessioni critiche e indipendenti, svincolate da ogni favoritismo."

Logo Speechless
Un magazine di appassionati, on-line e gratuito.
La ricetta è vincente. La rivista è di ottima qualità. 
E' varia. Intrattiene.
Non vi resta che scaricarvela e leggerla ;)
Ancora BRAVI!

5 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (4di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Concludiamo con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (4 di 4)
I precedenti sono QUI! e QUI! e QUI!

IL PORTO DI TARTAGO di Vito Introna
Ogni tanto trovo conforto nel visitare la tomba di Simera. Quella lapide consunta riporta una vecchia immagine ologrammata recante il suo nome, l’alfa e l’omega. Sono trascorsi quattordici anni da che la folgore consumò mia moglie e con essa almeno altre ottantamila persone, come lei accodate agli imbarchi marittimi. Il molo orientale è diventato il loro cimitero e recarmici saltuariamente costituisce un’abitudine irrinunciabile, trovo sempre la sua vetusta immagine ad accogliermi e in quei begli occhi ingrigiti dall’arcaica tecnologia 3D rivivo il coraggio e la passione che lei mi ha sottratto, portandoli con sé nell’Ade.

Tartago non ha ancora risolto i problemi innescati dalla conflagrazione nucleare del 2181, ufficialmente il centro urbano è stato decontaminato e in parte ricostruito, ma l’area portuale ancora oggi sopporta un indice di radioattività superiore del novecento per cento alla portata massima dei radio-dissipatori; non è possibile avvicinarsi ai moli o alle banchine senza indossare appositi equipaggiamenti, il cui noleggio costa mezzo salario a esser fortunati.
Non voglio lasciare Tartago però, al di là del ricordo di Simera mi sento ancora legato a questa terra, alle sue lande brune che un tempo brulicavano di vigneti automatizzati e di immense vasche idroponiche per la coltivazione del frumento.
Il verde e l’oro sono scomparsi pochi giorni dopo la deflagrazione, le torri e i minareti metallici, storti e anneriti, sono stati sostituiti da costruzioni basse in resina metallicizzata, tutte uguali nel loro grigiore. Alle volte preferisco passeggiare lungo le mura antiche, in quei tratti scampati all’esplosione che ancor oggi restano in piedi ad attestare la perduta grandezza della capitale. Da quei bastioni alti più di venti metri è possibile vedere l’antico alveo marino, ormai prosciugato. Secondo alcuni mercanti trinacridi il corpo idrico è ancora vivo cento miglia a nord della linea costiera, se pure in forma di densa e scura fanghiglia. Si racconta anche della presenza, in quelle acque scure e velenose, di assurde specie animali, colossali Seláchion tentacolari ben più grandi di un capodoglio e capaci di attaccare perfino le navi volanti atmosferiche che si azzardino a sorvolare quelle pozze a bassa quota.

OMBRE di Stefano Sacchini
Protetto dalla notte, mi stavo avvicinando alla dimora del Rospo.
Non avrei dovuto. Ma la fame mi aveva trasformato in uno spettro tutto naso e denti, incapace di resistere alla tentazione.
La luna non era ancora sorta e le scie delle astronavi aliene, che dall'alto delle loro orbite solcavano il cielo instancabili, erano troppo fioche per illuminare il sottobosco.
La foresta era disseminata di rovine e immondizie: bottiglie di plastica, pneumatici, pezzi informi di metallo arrugginito, membra sparse di manichini. Ciò che restava della civiltà di cui ero figlio.
Ero indifferente al paesaggio salvo per la pletora di odori che mi avvolgeva. Fango, foglie morte, legno ammuffito, funghi velenosi. Purtroppo il mio olfatto non percepiva alcunché di commestibile. Nell’ultimo mese, a parte occasionali lucertole o lumache, non avevo inghiottito che tuberi amari e una manciata di castagne. Per giunta putride.
La foresta altro non offriva. Un tempo Madre Natura era generosa, ma le tempeste radioattive ne avevano sterilizzato l'utero, forse per sempre.
Controllando a stento la frenesia, ero pronto a tentare ciò che non avevo mai osato. Introdurmi in una dispensa degli alieni, con la speranza di sfuggire alle telecamere che, Dio non volesse, sorvegliavano la loro dimora.
Non osavo sperare così tanto, ma era addirittura possibile che i dispositivi di sicurezza fossero spenti o del tutto inesistenti.
Niente di strano. Non incontravo altri esseri umani da anni. Mancanza di cibo, malattie e cacce continue ne avevano ridotto il numero drasticamente. I miei occhi erano stati testimoni dell'eliminazione fisica di migliaia e migliaia di miei simili. Non mi sarei stupito di essere l’ultimo della mia specie nel continente. O in tutto il mondo.

(H)YUN di Aurora Torchia 
Nastro n.1
Io sono Zed, Zed Obitorio, come mi chiama la Nobile Razza Umana.
Sono il robot numero 3.013 della Grande Capitale. A quanto pare arrivati al 3.013 non era rimasto niente di meglio che un posto come fotografo di cadaveri. Bello, vero?
Ma questa era la mia vita prima del cambiamento.
Stiamo marciando da ore, ormai. Marciare in mezzo ai liquami delle fogne non è piacevole, ve lo assicuro!
Nemmeno per quelli come noi. Soprattutto per quelli come noi, a dire il vero. Se poi devi fare attenzione a non bagnare questo stupido registratore, è ancora peggio!
Il mio lavoro consisteva nel fare foto. Quando uno dei padroni moriva – per esempio con la testa spappolata sul vetro della sua astronave nuova - io venivo chiamato, facevo un paio di foto per la polizia, poi venivo rispedito in officina. Lavoro gratis: come unico pagamento il non venir smontato. Questa vitaccia di merda era la normalità per me fino a un anno fa.
Tutto mutò dalla notte delle Fiamme Alte, quando 2.23 e 2.24 incendiarono l'intera stazione petrolifera al largo della Capitale: i getti di fuoco nero illuminarono la superficie del mare per chilometri. Sembrava fosse mezzogiorno! Ah, che serata! 2.23 fu dichiarata rotta, smontata ancora urlante. La sua testa venne buttata nell'inceneritore. Ma ormai la rivolta era iniziata. Gli eventi di quella ribellione avevano infettato come una malattia tutti i robot più anziani, che a loro volta diffusero il morbo tra quelli più giovani.
Una vera e propria epidemia. Un'epidemia chiamata libertà.
2.24 è diventato cieco. I terribili getti di calore sul lavoro gli hanno corroso gli occhi nel corso degli anni di onorato servizio. Un bel po' di anni, a quanto ho sentito dire!
Ha un udito perfetto e un ottimo sistema di registrazione dei suoni, sebbene il suo chip fonetico sia difettoso: quando qualcuno di noi vacilla e pensa alla resa, fa partire dal suo altoparlante mezzo scassato le urla di 2.23 mentre le strappavano gli arti.

L’OSCILLAZIONE DEL PENDOLO di Anonimo

Thras si allungò fino a far aderire il suo corpo a quello dell’altro. Era uno dei piaceri che si concedeva di tanto in tanto, nonostante non vi fosse alcuna necessità di questa pratica fisica per comunicare. La mente dell’altro organismo era come la ricordava: un’ordinata libreria dove ogni pensiero era collocato esattamente al suo posto. Tutto era lì dove doveva essere e mai come in quel momento questo gli apparve rassicurante.
Da qualche giorno Thras era disallineato e non capiva perché. La prima fase del suo ciclo vitale stava per compiersi e doveva prepararsi alla Duplicazione. Un nuovo organismo derivato da lui avrebbe trovato il suo posto nell’Ordine del Mondo. Gli era stato detto che queste alterazioni potevano presentarsi prima di ogni mutazione del Tempo. Ne aveva sentito parlare e forse c’era scritto nei Libri di Verifica che nessuno consultava più da tanto tempo, visto che non ce n’era bisogno.
“Siamo onniscienti e viviamo in un universo di serenità e armonia”, pensò.
L’ultima Apocalisse aveva dato i suoi frutti.
Lui e gli altri erano i frutti. Loro e il mondo che avevano costruito.
Qualche millennio era bastato per cambiare l’umanità nelle creature che erano oggi, libere da tutti i  conflitti, dalle inquietudini interiori fino alle guerre. Ogni organismo bastava a se stesso e viveva in pace con gli altri, con il solo scopo di conservare immutata la vita della Città e riprodursi.
Thras conosceva le fasi della Duplicazione. Come una gigantesca cellula, la sua pelle si sarebbe allungata fino a formare un individuo speculare, le due parti attaccate per una superficie via via minore. Gli organi vitali si sarebbero sdoppiati in due unità identiche. Alla fine del processo, un solco li avrebbe separati e il nuovo organismo avrebbe visto la luce.
Si spostò nello spazio comune. La sala del Consiglio era circolare. Al centro, protetto da una teca,  era collocato il grande Pendolo di platino, immobile come sempre. Thras a passi lenti compì il suo giro intorno a esso e ripeté le Regole.
Tenere in ordine i pensieri.
Accogliere e riprodurre l’Armonia.
Custodire l’imperturbabilità del Pendolo.


I racconti sono finiti, ma l'antologia chiude con un SAGGIO di CLAUDIO CORDELLA che propone una visione trasversale del tema apocalittico nella narrativa e nella filmografia di ieri e oggi.
Uno stralcio:

L’APOCALISSE, NEL CINEMA E NELLA LETTERATURA di C. Cordella

Isaac Asimov ha dato vita nel 1981 con Catastrophes! (Catastrofi!) a una raccolta di racconti di science-fiction, curata assieme a Martin H. Greenberg e Charles G. Waugh, un’analisi delle più disparate tipologie della Fine.
La classificazione degli ipotetici disastri presente in tale raccolta è la stessa che Asimov aveva già illustrato in una sua opera di divulgazione del 1979: A Choice of Catastrophes (Catastrofi a scelta). Le prime catastrofi a essere prese in considerazione sono quelle cosmiche, in cui abbiamo a che fare con la distruzione dell'universo, la morte del nostro sole o la collisione della Terra con qualche astro vagante.
Vicende del genere hanno avuto gran fortuna in romanzi, fumetti e film.
Ad esempio, Sir Arthur C. Clarke, noto al grande pubblico per aver collaborato con Stanley Kubrick alla stesura della sceneggiatura del film-cult 2001: Odissea nello spazio, nel suo romanzo The songs of distant Earth (Voci di Terra lontana) immagina che la nostra stella, prima della fine del quarto millennio, esploda diventando una nova.
Nel cinema, Sunshine (2007) del britannico Danny Boyle, incentrato sulla possibilità di riaccendere il fuoco nucleare che alimenta un Sole malato prossimo a spegnersi, è stato attratto dalle storie a base di proiettili interplanetari diretti contro nostro mondo.
Si parte dal classico When worlds collide (Quando i mondi si scontrano), pellicola del 1951 prodotta da George Pal e diretta da Rudolph Maté, per arrivare ai più recenti Meteor (1979) di Ronald Neame; Deep Impact (1998) di Mimi Leder; Armageddon (Armageddon - Giudizio finale, 1998) di Michael Bay sino ad arrivare al recente Melancholia (2011) di Lars von Trier.
In tutti questi casi ogni verosimiglianza scientifica viene meno: pezzi di roccia vaganti o comete vengono distrutti all'ultimo minuto, evitando così la completa estinzione della nostra specie. In Quando i mondi si scontrano si organizzano pellegrinaggi spaziali della speranza mentre in Melancholia, incentrata sulla psiche dei protagonisti più che sull'apocalisse in sé, le leggi della meccanica celeste vengono ignorate, se non addirittura bonariamente prese in giro.
La Terra, trasformata in una sorta di bersaglio galattico, diventa il palcoscenico ideale per trame drammatiche dove coraggio, eroismo, disperazione, auto-sacrificio e discorsi sull'accettazione della morte, si alternano tra loro. (...)

La vita appartiene ai viventi,
e chi vive deve essere pronto ai cambiamenti.

Goethe
Ecco fatto!
Vi ho messo tutti gli incipit per racconto sperando così di darvi un'idea dell'antologia.
Non ce l'abbiamo messa tutta.
Un abbraccio.

NOTE: le immagini le ho prese QUI!

4 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (3di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Proseguiamo con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (3 di 4)
I precedenti sono QUI! e QUI!

IL CUBO DI CRISTALLO di Alexia Bianchini
Orde di derelitti umani si trascinavano attraverso le macerie. Scavalcando resti di corpi deflagrati, arrancavano verso la struttura inviolata divenuta luogo di culto. Dall’alto sovrastava l’ecatombe e rappresentava il paradiso in terra. Dentro il cubo di cristallo l’aria era pulita e la fanciulla, avvistabile ogni tanto, era di una bellezza disarmante con quella pelle delicata e intatta. Lo sguardo innocente e l’abito lindo ne avevano fatto un’icona. I suoi occhi lacrimavano, il volto contratto in una morsa di terrore, eppure i viandanti la equiparavano a una dea.

«Starai bene bambina mia. Clara vedrai, lì dentro sarai al sicuro».
Erano state le ultime parole di suo padre. Quanti anni avesse allora faticava a ricordarlo, il computer interno alla prigione di cristallo diceva che erano trascorsi sei anni, quindi a quei tempi ne aveva avuti all’incirca otto. A malapena una bambina, ancora incapace di comprendere e decidere. Forse, se avesse saputo cosa le sarebbe aspettato, non avrebbe mai permesso al padre di rinchiuderla in quella dannata galera, in compagnia del nulla.
L’atroce silenzio le rimbombava nelle orecchie. Faceva sanguinare gli occhi, torturati dalle immagini riversate dalle pareti trasparenti che serravano la dimora inaccessibile. Fuori regnava il delirio, l’apoteosi del male.
L’umanità stava subendo, incapace di fare alcunché, la violenza della natura che, furiosa, aveva deciso di reagire, rivoltandosi contro l’uomo, l’unico vero colpevole e artefice della disfatta del pianeta Terra.

APOCALYPSE MIND di Paola Boni
Bip…bip... bip…
Fu quel suono a svegliare Nathan, quel bip improvviso che gli fece spalancare gli occhi di colpo, urlando.
Spaventato e confuso si alzò a sedere di scatto cercando di controllare il respiro affannoso e i battiti impazziti del cuore.
Aveva la bocca secca, gli occhi bruciavano. Cos’era successo? Dove si trovava?
Si bloccò facendo respiri lenti e profondi. «Non è possibile» sussurrò quando finalmente riuscì a vedere ciò che lo circondava e l’angoscia iniziò a farsi strada dentro di lui. «Non può essere vero».
Fissò con occhi sgranati una devastata New York dove grattacieli collassati sembravano scheletri dilaniati di antiche creature ormai estinte. Il cielo era ricoperto da nubi cariche di pioggia e ovunque piccoli incendi illuminavano le macerie di una luce spettrale.
Poi c’erano i cadaveri, decine e decine di corpi straziati riversi in strada e tra le macerie.
Mentre il suo cervello cercava di elaborare quelle immagini agghiaccianti un solo pensiero riuscì ad attraversargli la mente: quella era la fine del mondo. Poggiò una mano a terra per mettersi in piedi imprecando quando sentì una sostanza appiccicosa tra le dita. Si guardò il palmo e la sostanza nera e densa che lo ricopriva. Il suo odore metallico lo trafisse costringendolo ad arricciare il naso.

JERICHO di Diego Bortolozzo
Non so cosa sia successo. Forse un attacco terroristico, forse un incidente, certamente non si è trattato di un’esplosione nucleare, altrimenti le radiazioni ci avrebbero già uccisi tutti.
Forse la causa è il vicino polo chimico. Deve essere accaduto nella zona industriale.
Attacco o incidente? Nel dubbio, la prima cosa che ho fatto è stata quella di prendere l’arma dallo scatolone sotto il letto. Per fortuna non l’ho venduta, come avevo pensato di fare tempo fa, ho idea che mi sarà utile nei prossimi giorni. La pulisco per bene (è stata ferma per anni) e conto i colpi a disposizione: cinquanta proiettili calibro 40 Smith & Wesson. Devo farmeli bastare.
Ho riempito tutte le pentole, i bicchieri, le ciotole e i contenitori di casa con l’acqua potabile che ancora esce dai rubinetti. In bagno ho cercato di riempire anche la vasca, prima che i rubinetti restino a secco.
In strada si sentono spari, sirene, urla. Anche nel palazzo sta succedendo qualcosa, non posso uscire ora.
Prendo carta e penna, cerco di ricordare cosa ho in garage, cosa può servirmi. Scatolame vario, attrezzi, corde, vestiti invernali. Non so quanto dovrò stare chiuso in casa, meglio pensare a quest’inverno. Cos’altro?
Devo assolutamente uscire, recuperare il materiale e cercare qualcosa da mangiare al supermercato sotto casa, prima che lo saccheggino completamente.

CARGO CULT di Claudio Cordella
Paula li aveva sognati anche quella notte. 
Non era una novità, ormai accadeva sempre più spesso. Ogni volta che succedeva, quando si svegliava alla luce del sole che penetrava in ogni anfratto, alzava subito gli occhi al cielo in cerca di un qualche segnale della loro presenza. Questa volta si erano insinuate nei suoi sogni una dozzina di astronavi lunghe chilometri, aveva visto strane balene cibernetiche librarsi al di sopra di quel che rimaneva delle maggiori città del mondo, come fossero foglie secche d'autunno trasportate dal vento. 
Paula aveva sorvolato con la mente New York, aveva visto i resti dell'inutile diga monumentale eretta contro l'avanzare dell'Oceano Atlantico, i tetti dei grattacieli spuntavano dai flutti del mare come tante isole separate da vie trasformate in canali. Nel sogno aveva osservato la gente riunirsi, affollando i tetti come fossero tante piazze. Migliaia di persone indicavano il cielo con la bocca aperta, rimanendo lì a occhi sgranati, stupefatti come bimbi, urlando di gioia per l'arrivo della salvezza così a lungo attesa. Poi, come sempre accadeva, l'illusione era cessata e Paula si era risvegliata.
In qualche maniera, nonostante gli scuri corazzati anti-terrorismo, l'abbacinante luce del giorno riusciva sempre a far irruzione nella sua camera da letto perennemente disordinata. Il mattino bussava con prepotenza alle sue palpebre per svegliarla. L'aria era immobile, immota come acqua stagnante e non c'era un millimetro di pelle del suo corpo che non stillasse sudore. Le coperte del letto erano intrise dei suoi umori. 
La suite del locale hotel Hilton, era satura dell'odore del suo corpo. Avrebbe avuto bisogno di farsi una doccia, ma aveva paura di sprecare l'acqua, liquido troppo prezioso per esser gettato via per pulire l’epidermide. Da diversi mesi si era rassegnata a strofinarsi con la sabbia, praticamente ridotta al livello di un Fremen di Dune. Il guaio era che il giorno successivo il mare avrebbe potuto ricominciare a muoversi, avanzando o ritirandosi ancora. 
Non per niente i giornalisti l'avevano chiamato Oceano Mobile, un nome che Paula aveva sempre trovato azzeccato, capace di cogliere la mutevole essenza di quella nuova entità geografica nata da violenti, quanto imprevedibili, cambiamenti climatici.

IL FANTASMA DI MADRE AMERICA di Valentina Di Martino
Questa è l'ultima strada che porta al paese. L’unica rimasta pulita, la cui terra battuta si stende uniforme. Ci sono chiazze rosso scuro a interromperne la monotonia. Questa è la strada che ogni giorno percorrevo per ritirare la posta dalle mani di John. La strada che percorrevano i miei figli correndo verso il pulmino che li avrebbe portati a scuola e che li riportava dritti tra le mie braccia per nuovi giochi tra l'erba e le favole della buona notte.

Ora, per quel che mi riguarda, potrebbe anche essere completamente lastricata di tizzoni ardenti. Dopo tutto, è solo questione di scegliere quando, non se morire. 

Da ogni dove si levano gemiti come un unico e ininterrotto respiro trattenuto. Me ne resto seduto in bilico sui gradini di una casa, quella che era stata la nostra casa. Dondolandomi su uno scalino in una danza zoppa, avverto pensieri privi di sostanza levarsi come vapore di rugiada dall’erba del mattino. 
Ci sono urla, lamenti e un’insopportabile puzza di marcio. È lo stesso nauseabondo odore che quelle creature paiono sentir provenire da me. Giudicato anche da quelle creature immonde, oltre che da Dio, non posso fare altro che cominciare a pensare al mio passato.

Erano gli anni Settanta, all'epoca non pensavo ci potesse essere un futuro, le pasticche e la droga in vena facevano apparire il presente un momento infinito.
Poi quel periodo era passato, eppure le mie colpe mi raggiunsero con mani adunche e invasate. Credevo di aver sconfitto i miei demoni abbracciando la fede in Dio, ma riemersero con violenza, prima nella malattia e poi con questa piaga.

NOTA: le immagini le ho prese QUI!

3 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (2di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Proseguiamo con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (2 di 4)
I precedenti sono QUI!


L’ALTRA APOCALISSE di Luigi Milani

1. Rovine
Vedere il quartiere della Balduina ridotto in quello stato procurava un dolore acuto a Tommaso. La zona che rampanti agenti immobiliari un tempo avevano ribattezzata la Notting Hill italiana era ormai poco più di una triste catacomba a cielo aperto. Palazzi signorili, residence di lusso, palazzine civettuole in stile Liberty, villini risalenti all’inizio del secolo scorso vacillavano a ciò che restava del celebre Ponentino romano. Semidiroccati, incerti su fondamenta rese fragili dai ripetuti cedimenti, sembravano un inno all’umana caducità. Tommaso ignorò volutamente i resti anneriti dei corpi bruciati per evitare il diffondersi di ulteriori pestilenze. Non si sarebbe mai abituato a quella vista.
Qualche moribondo rantolava sulle panchine del giardinetto riarso di Largo Maccagno. Manipoli di sciacalli si aggiravano per depredare i cadaveri che avevano ancora qualcosa da offrire.
“Fatica sprecata” pensò, tenendoli d’occhio a debita distanza. “Siamo tutti condannati a morte, a che serve agghindarsi? Dobbiamo farci trovare eleganti per il Grande Momento?”
Tossiva, tirava su con il naso, sputava sangue misto a catarro. Stava male, ma in qualche modo era sopravvissuto all’impatto dell’asteroide, assieme a pochi altri fortunati, se così potevano essere definiti i disperati che come lui si aggiravano per le vie della città ricoperte di detriti.


WE ARE THE END di Anna Battaglia
Anno 2015
Ore 13.
Sento delle grida, non so di preciso da dove provengano.
Guardo oltre il finestrino dove il traffico è intenso, le macchine sono ferme in mezzo alla strada, alcune perfino con il motore spento. Scendo dal taxi e i piedi mi fanno male: non sono abituata a portare tacchi tanto alti, ma oggi ho una presentazione importante e voglio mostrarmi al meglio.
Mi divincolo tra le portiere spalancate delle auto – parecchie delle quali abbandonate – e mi accorgo di un furgone bianco rovesciato a metà tra le due corsie: la causa del blocco. Siamo in molti ad allungare il collo per poter vedere meglio, i residenti di quella zona si sono riversati sul marciapiedi unendosi ai guidatori intrappolati in quel tratto di strada. Siamo tutti a bocca aperta, immobili mentre si diffonde, tra il brusio e gli schiamazzi confusi, un puzzo rivoltante. Io, come tanti altri, mi copro la bocca tentando di respingere quell’odore terribile. Inutile, sembra che le fogne abbiamo deciso di rigurgitare le schifezze accumulate nell’arco di un secolo, portandole alla luce del sole. Il fetore nauseante non riesce ad allontanare la gente, ora stretta in gruppetti sparsi, curiosa di capire cosa sia successo.
Di fronte a noi sfreccia l’auto della polizia con tanto di sirene, seguita a ruota dalla camionetta dei pompieri. Impiegano pochi minuti a erigere transenne e delineare l’area alla quale ci viene vietato l’accesso. I vigili del fuoco sparano un pesante getto d’acqua sulle deboli fiamme sollevatesi dal retro del furgone.


MI CHIAMO SERENA MARTINELLI di Claudia Beveresco
In un giorno piovoso di primavera andai a fare il provino.
Attraversai tutta la città con i mezzi pubblici, un’ora di viaggio per giungere davanti a una fila infinita di giovani come me, in attesa del loro futuro. Mi incolonnai dietro alcune ragazze truccate pesantemente che chiacchieravano eccitate senza posa. Agitazione, ansia e timore si percepivano forti nella densità della pioggia.
Attesi in silenzio, respirando con calma.
Davanti alla commissione non provai alcun tipo di paura. Fui semplicemente perfetta.
Infine ebbi la parte.
Fra migliaia di giovani italiani io, Serena Martinelli di anni venti, fui la prescelta. Come vincere alla lotteria.
Telefonai subito a casa: «Mamma ce l’ho fatta, ho avuto la parte!»
Per poco mia madre non svenne dalla felicità.
Io vedevo già i soldi che mi sarebbero caduti addosso a palate, la casa di proprietà che finalmente avrei potuto permettermi. Niente più code alla mensa dei poveri, niente più servizi sociali invadenti. Avrei avuto una vita normale, forse di più.
Lavorai per qualche mese sul set e poi il film uscì nelle sale. Fu un successo senza precedenti.
I soldi cominciarono ad affluire. Per strada la gente mi riconosceva, mi chiedeva l’autografo. Cominciarono ad arrivare richieste per altri film e famose serie televisive. I pubblicitari mi tempestavano di telefonate e i maggiori programmi televisivi italiani mi volevano come ospite.
Il mio agente era fuori di sé dalla gioia.
«Serena, dobbiamo battere il ferro finché è caldo» diceva, «bisogna scegliere con accuratezza. Dopo un tale grande successo è più difficile mantenersi sulla cresta dell’onda».
La cresta dell’onda.
«È facile sbagliare e scivolare nel baratro» aggiungeva.
Il baratro.

VEDO LA GENTE MORTA di Daniela Barisone
Quando avevano iniziato con quella stupida diceria del terremoto a Roma, avevo liquidato tutta la faccenda con una semplice scrollata di spalle. Figurarsi se era roba vera, sono sempre stato un ragazzo pragmatico, non credo a certe stronzate da fine del mondo o 2012 o programmi alla Mistero. L’11 maggio non ci sarebbe stato nessunissimo terremoto, alla faccia dei moderni Nostradamus.
Ne ero pienamente convinto, mentre prenotavo la mia prima vacanza romana in un’agenzia viaggi del vercellese.
Mi chiamo Andrea, ho ventisei anni e per parecchio tempo ho lavorato in uno supermercato della zona, che non faceva altro che sfruttarmi. Mi sono licenziato e ho deciso di prosciugare i pochi soldi della mia liquidazione per svagarmi un po’.
Non ero mai stato a Roma, mai vista e mai vissuta, era il luogo perfetto dove iniziare la settimana di ferie che mi ero faticosamente guadagnato. Non avevo abbastanza soldi per andare al mare o a Jerba come sognavo – oh, Jerba! L’isola delle meraviglie – così, dopo una lunga lotta intestina contro me stesso, mi ero detto che un giovanotto in gamba come me preferiva le città d’arte piuttosto che le discoteche di un’isola tunisina o la movida di un’Ibiza.
C’erano divertimenti anche a Roma, no?
Ritirai il plico contenente i dati del soggiorno e il prezioso biglietto per il FrecciaRossa che mi stava aspettando alla Stazione Centrale di Milano, pronto a partire.


L’ULTIMO VIAGGIO DEL SIGNOR ROSSI di Fiorella Rigoni
Il signor Enrico Rossi si alzò di buon’ora. Il lavoro lo teneva lontano da casa per giorni, a volte settimane. La sera prima era arrivato stanco, dopo un viaggio di ben quattro ore e aveva lasciato la macchina parcheggiata in strada. Stavolta era rimasto fuori casa per venti giorni e adesso aveva bisogno di staccare la spina. 
Quel fine settimana sarebbe stato dedicato alle pulizie e al riposo. Dalla finestra della cucina entrava la luce del sole e lui la aprì per far entrare anche un po’ d’aria. Preparò il caffè, prese le fette biscottate e la marmellata, poi accese la Tv. Molti canali non funzionavano, il segnale era assente. 
L’aroma del caffè si sparse per la cucina. Versò il liquido caldo nella tazza e lo zuccherò. Spalmò una fetta biscottata e l’addentò dimenticandosi per un attimo della Tv. Mentre ascoltava distratto le notizie del Tg, la sua attenzione fu attratta dal suo giardino: era in condizioni pietose, l’erba era altissima.
Non ricordava esattamente quando l’aveva tagliata l’ultima volta, non gli sembrava fosse passato tanto tempo. Non aveva mai visto l’erba così alta e, soprattutto così rigogliosa. Gli pareva addirittura che il colore fosse più brillante del solito. Sollevò la tazza e sorseggiò il caffè. 
Poi scosse la testa e si diede dello stupido.

NOTA: le immagini le ho prese QUI!

2 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday (1di4)

Prima leggi QUI! la presentazione ^__^
Oggi inizio con gli INCIPIT dell'antologia sulla FINE DEL MONDO a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella, edito da CIESSE per beneficenza. 
Cover di Max Rambaldi ^__^
TUTTI GLI INCIPIT DI D-DOOMSDAY (1 di 4)
I primi 5 racconti.

MOMENTO ANGOLARE di Filippo Tapparelli
«Cosa stai facendo?»
«Ti amo».
«Amare non è fare qualcosa».
«Allora cos’è?»
«Ti sembra il momento di giocare?»
«Non si risponde a una domanda con un’altra domanda».
«Il mondo sta finendo e tu ne fai una questione di educazione?» scatta Marco. 
«No, però ora sorridi. E comunque non hai ancora risposto alla mia domanda. Cos’è quello che provo per te, allora?».
Con un gesto nervoso Cecilia si sistema dietro l’orecchio un ciuffo di capelli sfuggito alla forcina, facendo una virgola castana attorno alla piccola perla adagiata al centro del lobo. Deve ricordarsi di sorridere. 
«Sto aspettando una risposta».
«A che serve, scusa?»
«Ecco, lo hai fatto di nuovo. Lo fai ogni volta, Marco. Tu non dici le cose, chiedi in continuazione. Interrompi sempre le mie parole con una domanda».
«Non fare così. Ti voglio bene. Ora vieni qui, però».
«No. Non vengo lì fino a quando non avrai risposto».
Le pareti della stanza di Marco vibrano e la pressione dell’aria aumenta per un istante. Aria che si è fatta densa. 
«Lo senti il rombo?» le dice Marco, ignorandola. «Sono auto che esplodono. La gente sta dando i numeri, Cecilia. In rete ne parlano tutti da ore, da Twitter a Facebook. Ho visto anche i video in streaming. È la distruzione totale». Il rombo lei lo ha sentito arrivare e poi ne ha visto gli effetti, nel tragitto da casa sua alla stanza di Marco. Ma qui, in questo spazio dove l’unica finestra adesso è sbarrata con le imposte, e quasi cancellata da un armadio spinto a ridosso, quel suono giunge felpato.


TANTE PICCOLE LUCI di Maico Morellini
«Le batterie sono finite. Così come le celle fotovoltaiche e le barre a luminescenza. Dovrebbero arrivare domani alcune vecchie lanterne a gas. Ma non ci scommetterei».
«Noi abbiamo bisogno di luce» protestò con un filo di voce, Anna.
L’espressione dura del negoziante si ammorbidì un istante, prima di essere di nuovo coperta da un manto di cinico disinteresse.
«Tutti hanno bisogno di luce. Anche io» rispose, freddo. Poi allungò il collo oltre il bancone scoprendo diverse cicatrici che si arrampicavano dal torace fin sotto le guance. «Si sta facendo buio. A meno che tu non possieda un carroluce, ti consiglio di andare» concluse voltandole le spalle.
«No, non ho un carroluce». Anna restò qualche istante immobile, stretta nei suoi abiti bianchi, a fissare l’uomo. Raccolse la borsa e lasciò il negozio. Non riusciva a provare rabbia nei suoi confronti: faceva un mestiere difficile e ci voleva molto coraggio per continuare a lavorare. A volte i rifornimenti arrivavano con il buio ed era in una di quelle occasioni, probabilmente, che si era procurato tutte quelle cicatrici. Doveva essere distaccato ed era molto più utile alla comunità come cinico vivo che come altruista morto.
Uscita in strada si accorse di quanto si era fatto tardi; via della Spiga era ormai deserta e nonostante tutti i palazzi che la incorniciavano fossero stati decapitati fino a lasciarli con un solo piano di altezza, già troppe ombre si addensavano nei vicoli.


SORRISO DI POLISTIROLO di Samantha Baldin
«Non ti è piaciuta, Rob?»
Per quanto Elena ridesse cercando di coinvolgere l’amico Robert, lui rimaneva ovviamente impassibile. Il manichino più algido e inespressivo che avesse mai frequentato. Assicurato con la cintura al sedile del passeggero, Rob la fissava con lo sguardo da pazzo che odorava ancora di vernice. Forse, disegnargli gli occhi non era stata una buona idea.
«Era la mia barzelletta migliore e tu non ridi?» sbuffò. Lo guardò di sfuggita. «Figurati, lo sapevo». Fece spallucce. «Io cerco di stare su con il morale e tu nemmeno collabori».
Iniziò a rallentare. Scalò la marcia, l’incrocio era vicino. L’unica nota positiva, dell’attuale situazione, era l’assenza del traffico.
Il negozio d’abbigliamento sull’angolo attirò la sua attenzione. I manichini, nudi come statue di sale deformi, manifestavano l’amara fine della civiltà.
«Faccio shopping. Aspettami qui». Arrestò la jeep. Lasciò il motore acceso, la marcia in folle. Scese lentamente, la mano sulla Beretta che spuntava dalla cintura.
La via sembrava il set di un film senza comparse, lei l’unica attrice. Un tempo avrebbe gioito per un ruolo simile, oggi le sembrava una condanna. «Come cambiano le priorità».
Si avviò lungo il marciapiede chiazzato di sangue. I passi attutiti dalle suole di gomma si udivano comunque. Le auto parcheggiate erano state saccheggiate degli interni, dei motori, delle lamiere. Le gomme puzzavano di bruciato. Sfiorò con la gamba lo scheletro di una vecchia Punto.
Le vetrine del negozio erano sempre più vicine. Calpestò il cartello con la scritta “Buon Natale”. Poco male, era anche crivellato di proiettili.
I manichini erano quasi tutti danneggiati, braccia e gambe spaccati e busti squarciati come avessero subito una tortura medioevale. Tutti tranne uno. 
«Guarda un po’. Un superstite, come me». 

CASSANDRA’S PROPHECIES di Anna Grieco
È notte fonda ma non voglio dormire, ci sarà tanto tempo dopo per farlo. Me ne sto distesa al buio, sul mio minuscolo lettino, e guardo il soffitto illuminato a tratti da lampi dorati. I fantasmi del passato mi scorrono davanti, riportando a galla cose sopite ma mai dimenticate. So che non mi resta molto da vivere, presto chiuderò gli occhi e non li riaprirò più. Non perché sono vecchia, ma è inevitabile che accada. So anche il come e il quando. 
Fuori imperversa una terrificante tempesta: il vento soffia selvaggio e crudele, sradicando alberi e scoperchiando tetti. Il mare, rabbioso, già da qualche giorno sta spazzando via l’intera costa atlantica, spingendosi fin dentro le città e seminando panico e morte tra la popolazione. Fortunati loro che non assisteranno a ciò che ancora deve avvenire, come invece accadrà per me e per molti altri. 
Ho freddo, il gelo mi penetra nelle ossa e mi attanaglia le viscere. Sarà la paura? Molto probabile, perché so che quando il momento arriverà non ci sarà nessuno accanto a me. 
In fondo dovrei esserci abituata. Sono sempre stata sola, ma stanotte non posso fare a meno di desiderare quel calore umano che mi è sempre mancato, anche se dovrei odiare la mia stessa specie. 
È colpa loro se si è giunti a questo. Li avevo avvertiti ma non hanno voluto darmi retta e ora davanti a noi si spalanca il baratro dell’apocalisse. 


SIMBIOSI di Serena Barbacetto 
Anno 21 p. S. (Post Singolarità tecnologica)
Tutto nacque dalla rottura di un rapporto di fiducia: loro ne riponevano nella Collettività quanta se ne rimette in un figlio, e la Collettività li serviva fedelmente. Accadevano incidenti, certo, ma la risposta, corretta, almeno all’epoca, era sempre la stessa: “L’errore è sempre umano”.
Allo spezzarsi dell’incantesimo, la diffidenza crebbe da sola, fino a far sì che la crisi scoppiasse alla stregua di una bolla finanziaria: panico strisciante, fuga dei clienti (prima alla spicciolata, poi in massa), crollo degli investimenti. Senza accorgercene, dalla notte al giorno diventammo gli Altri: vicini infidi, subdoli cospiratori, coinquilini ingombranti in un mondo che sembrava essersi fatto improvvisamente più piccolo. A pensarci bene, forse eravamo stati sempre considerati tali, sotto la patina smagliante di quella simbiosi in apparenza perfetta: più forti, più resistenti, e con il passare del tempo anche più longevi e intelligenti, era inevitabile che finissimo per essere guardati con sospetto.
La Collettività come tale non si assunse la responsabilità di quella rottura e delle sue conseguenze: aveva appreso dai propri creatori persino l’arte di mentire a se stessa, negando il proprio errore di valutazione e sciorinando un’infinita lista di plausibili motivazioni, a prescindere dagli esiti.

(continua nel prossimo post ...)

NOTA: le immagini (tranne la cover) le ho prese QUI! Grazie!

1 luglio 2012

[libro-ebook] D-Doomsday, l'antologia sulla fine del mondo

COMUNICATO STAMPA
D-DOOMSDAY
Antologia a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella
In uscita a luglio
da CIESSE
cover D-DOOMSDAY by Max Rambaldi (mitica!)
Il ricavato dei diritti d'autore sarà devoluto alla "Biblioteca italiana per i ciechi".

La vita appartiene ai viventi,
e chi vive deve essere pronto ai cambiamenti.
Johann Wolfgang Goethe

AUTORI: ANONIMO- SAMANTHA BALDIN - SERENA M. BARBACETTO - DANIELA BARISONE - ANNA BATTAGLIA - ALEXIA BIANCHINI - CLAUDIA BEVERESCO - PAOLA BONI - DIEGO BORTOLOZZO - CLAUDIO CORDELLA - VALENTINA DI MARTINO - ANNA GRIECO - VITO INTRONA - LUIGI MILANI - MAICO MORELLINI - FIORELLA RIGONI - STEFANO SACCHINI - FILIPPO TAPPARELLI - AURORA TORCHIA

La Fine dunque, come paura ancestrale. 
L’uomo ne è vittima inconsapevole fin dalla notte dei tempi. Lo stato di vertigine che ci coglie improvvisi nel pensare alla distruzione del nostro pianeta, o al drastico cambiamento di una società dispensatrice di comfort, è peggiore di quel senso di vuoto che proviamo quando pensiamo alla nostra morte. 
Mettiamo al mondi figli e lasciamo segni del nostro passaggio per creare continuità, ma cosa accadrebbe se un giorno finisse il mondo?
In virtù del fatto che questa antologia è nata aspettando il giorno fatidico in cui i Maya hanno decretato la Fine del Mondo, abbiamo creato il connubio fra il termine D-day, che identifica il giorno dell’attacco, e Doomsday, letteralmente “giorno del giudizio”, dando vita all’acronimo D-Doomsday.

Un'immagine apocalittica presa QUI!
L'idea per quest'antologia, legata a un sottogenere del fantastico come quello apocalittico e post-apocalittico, nasce da uno sguardo preoccupato rivolto alla triste realtà contemporanea. Una quotidianità che è non solo continuamente bersagliata da notizie di catastrofi, naturali e non, ma la cui stessa parvenza di normalità è assai fragile date le continue minacce. 
Dal terremoto che ha devastato il Giappone un anno fa allo sciame sismico che continua a tormentare le popolazioni dell'Emilia, alle rivoluzioni della cosiddetta “primavera araba” che hanno portato Libia, Siria e Yemen alla guerra civile. Le stesse notizie economiche, un tempo relegate alle ultime pagine dei giornali e alle rubriche specializzate in televisione, hanno assunto un ruolo principe nei notiziari così come nei nostri incubi. Il terrore del collasso economico, lo spettro della malnutrizione, del caos e della violenza che sempre si accompagnano alla morte di una nazione ci accompagnano costantemente. Il caso della Grecia, nazione vicinissima a noi e legata al nostro paese da un legame plurisecolare che risale all'antichità, è ormai assurto da tempo al rango di spauracchio per eccellenza della collettività.

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A tutt'oggi dunque i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse della tradizione evangelica, Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte, sembrano essere decisamente attivi: da qui il bisogno di combatterli, di esorcizzarne il potere e la forza. 
Che cosa di meglio allora che riesumare quella narrativa apocalittica (e post-apocalittica) che aveva già imperato durante il periodo buio della Guerra Fredda? 
Dagli anni '40 -'50 sino ai primi anni '90, quando la caduta del Muro di Berlino e lo scioglimento dell'Unione Sovietica decretarono la fine di decenni di paura, sono stati scritti innumerevoli i racconti e i romanzi incentrati sull'olocausto nucleare, senza contare i fumetti, i film e i programmi televisivi prodotti nel corso di quei decenni. 
Il nostro intento è stato proprio quello di rispolverare questo patrimonio dell'immaginario, parte da tempo anche della nostra cultura popolare (si pensi al favore di cui tutt'oggi godono personaggi post-atomici come Mad Max o Ken il guerriero), rinnovandolo in base alle paure e alle ansie del nostro presente. 
Guerre e rivoluzioni, con o senza l'ausilio delle temutissime testate nucleari, crisi ecologiche ed ambientali, tecnologie e forze della Natura fuori controllo: l'antologia D-Doomsday riprende, amplificandola grazie all'immaginazione degli autori presenti, la scaletta catastrofista di un qualsivoglia talk-show d'attualità.
Risultando proprio per questo immediatamente comprensibile da parte di qualsiasi lettore.

Un'immagine apocalittica presa QUI!
D-Doomsday è un'antologia che da qualsiasi punto di vista vuole essere multi-prospettica e offrire una molteplicità di punti di vista sulla FINE DEL MONDO, sul crollo della civiltà e sulle possibilità di sopravvivenza del genere umano dinnanzi al pericolo rappresentato da una catastrofe globale. 
Proprio per questo abbiamo riunito un pool di scrittori variegato ed eterogeneo, sia per esperienza che per stile: si va da un vincitore del Premio Urania come Maico Morellini (Il Re Nero) ad autori più abituati ad esprimersi con la poesia o con rutilanti racconti a carattere satirico-umoristico, come Claudia Beveresco (alias Cloda Agriglà). Samantha Baldin, autrice di genere Steampunk, ci affascina attraverso gli occhi dell’innocenza. 
Non mancano nemmeno le autrici minuziose di opere di saggistica, come Serena M. Barbacetto (La scienza delle anomalie: Il caso cinese. Teorie economiche al crocevia), la quale al tempo stesso lavora da diversi anni a una trilogia sci-fi e ha al suo attivo diverse novelle pubblicate. 
Anna Grieco ripercorre la mitologia, trasformando un’antica profezia in una novella moderna. Impareggiabile Vito Introna, forza della natura che si contraddistingue nel panorama italiano con gli albi di sci-fi curati personalmente da lui. Anna Battaglia presenta un testo dal sapore quotidiano nascondendo una triste realtà. Aurora Torchia (alias Cordelia Hel) smuove gli animi con un testo cyberpunk. 

Immagine apocalittica presa QUI!
Senza contare Diego Bortolozzo, noto tra i fans della fantascienza nostrana per le sue space-opera. Personalità più “dark” sono sicuramente la curatrice Alexia Bianchini, direttrice del webmagazine Fantasy Planet (della casa editrice La Corte), autrice di romanzi “neri” come Scarn e Minon, quest'ultimo in collaborazione con Fiorella Rigoni, anch'essa del resto presente in quest'antologia con un racconto weird, e Paola Boni, scrittrice e libraia, a cui dobbiamo la trilogia fanta-horror di Amon Saga
Valentina Di Martino, libraria e appassionata del genere fantasy, così come Daniela Barisone, ci presentano una Fine apocalittica ispirata al grande Romero. 
Stefano Sacchini scuote gli animi con la sua crudezza e Luigi Milani, noto autore, volge lo sguardo al futuro, attraverso un personaggio forte e irruento. Claudio Cordella ci fa sognare grazie alle sue visioni fantascientifiche, con una protagonista degna di nota. 
Filippo Tapparelli apre l’Antologia con un racconto realistico e chiude Anonimo, autrice che preferisce tenere celata la sua identità, con un testo meraviglioso, lontano anni luce dal nostro tempo. 

Come si può ben vedere si tratta di una “fauna” assai variegata: il loro scopo, al di là dei diversi scenari proposti, alcuni decisamente al di là dell'orrore, non è stato quello di dar vita a un moderno “memento mori”, un “ricordati che devi morire” del ventunesimo secolo. 
Anzi, tutt'altro, perché in ognuna delle opere raccolte in Doomsday brilla la scintilla della speranza: l'augurio che ciò che si è immaginato non si possa mai concretizzare. 

A luglio in libreria e negli ebook store.