Inutile girarci intorno: la maggior parte dei film sui viaggi nel tempo adotta la via più semplice. Ti dicono che se torni indietro e calpesti una farfalla (Effetto Farlfalla) cambi il futuro, oppure che devi salvare tua madre per non svanire dalle fotografie (Ritorno al futuro).
Regole basiche, lineari.
Ma se prendi un racconto fulminante del 1959 di quel genio di Robert A. Heinlein («Tutti voi zombie») e lo affidi alla regia quadrata dei fratelli Michael e Peter Spierig, scordati la linearità. Predestination non è un film leggero da guardare mentre spulci lo smartphone. Io stessa ho dovuto vederlo due volte per essere certa di averlo ben compreso.
È un paradosso logico e soprattutto psicologico brutale, un ciclo chiuso che funziona alla perfezione proprio perché non lascia via d'uscita. Se cercate l'azione frenetica alla Terminator, rimarrete delusi. Ma se volete un'opera di fantascienza cerebrale, che vi costringa a unire i punti e a riflettere, allora siete nel posto giusto per decidere poi se vederlo o no.
Ho diviso la recensione in 3 blocchi principali più le mie personali conclusioni finali.
BLOCCO 1: Un Noir mascherato da Fantascienza (No Spoiler)
Il film si apre con un'atmosfera tipicamente Noir, cupa e fumosa. Seguiamo un Agente Temporale (un Ethan Hawke perfetto per la parte) che lavora per il Temporal Bureau, un'organizzazione segreta che viaggia nel passato per evitare crimini futuri (Se state pensando a Minority Report, non ci prende per nulla). L'Agente ha un'ossessione: catturare il "Fizzle Bomber", un terrorista che nel 1975 distruggerà mezza New York e che gli è sempre sfuggito.
Per la sua ultima missione, l'Agente si nasconde nel 1970 lavorando sotto copertura come barista. Qui incontra un avventore cinico, uno scrittore di racconti scandalistici che firma le sue rubriche con lo pseudonimo di "Madre Nubile". Tra un bicchiere e l'altro, lo sconosciuto accetta una scommessa e inizia a raccontare la sua incredibile storia.
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| Un uomo di nome Jhon che di firma "Madre Nubile" è un indizio... |
E qui, amici miei il film compie il suo primo miracolo. Per quasi quaranta minuti rimaniamo seduti in quel bar ad ascoltare un dialogo. Chi non ha pazienza e vuole action si annoierà, ma per chi ama la narrazione pura, quel racconto è una calamita anche perchè ci sono i flashback che non sono per nulla noiosi.
BLOCCO 2: La solitudine cosmica di Jane e John
Lo sconosciuto rivela di essere nato donna, di nome Jane. E qui bisogna fare un enorme plauso a Sarah Snook. VI ricorda, come dire, una "Madre Nubile".... è sì, è lei. Lo dice. E l'attrice stessa a fare doppio ruolo. Applausi.
Jane è una ragazza solitaria, cresciuta in orfanotrofio, con un'intelligenza fuori dal comune e un corpo "diverso" (scoprirà poi di essere intersessuale, provvista di entrambi gli organi riproduttivi). Reclutata e poi scartata da un misterioso programma spaziale, Jane incontra un giorno un uomo misterioso. Se ne innamora perdutamente, rimane incinta, ma lui svanisce nel nulla. Durante il parto cesareo, i medici scoprono la sua natura biologica e, a causa di gravi complicazioni, sono costretti a ricostruirlo interamente come uomo. Come se non bastasse, qualcuno rapisce la sua bambina appena nata dal nido dell'ospedale.
Diventato John, l'uomo si ritrova solo, con la vita a pezzi, a scrivere articoli per tirare avanti. Fino a quella notte al bar. L'Agente Temporale (Ethan Hawke) ascolta tutto e gli fa una proposta: "Ti offro la possibilità di viaggiare nel tempo e trovarti faccia a faccia con l'uomo che ha rovinato la vita di Jane. Se lo farai, ti unirai al Bureau". John accetta.
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| Qui, sta guardando la panchina dove anni prima (siamo nel passato) Jane parla con John |
BLOCCO 3: L'Uroboro e la spiegazione del finale
(ATTENZIONE: QUI C'È LO SPOILER TOTALE)
Se non avete visto il film, fermatevi qui. Non leggete oltre, andate a guardarlo e poi tornate. Io vi ho avvertiti.
Se siete rimasti, prepariatevi a unire i punti del mosaico. Il film non applica le regole del "cambiamo il passato", ma abbraccia il principio di autoconsistenza: il passato è immutabile perché i viaggi nel tempo fanno già parte della storia.
Quando l'Agente porta John nel passato (nel 1963) per fargli incontrare l'uomo che ha spezzato il cuore di Jane, accade l'incredibile. John si apposta, ma non trova nessun seduttore misterioso. Incontra invece... la stessa Jane del passato. E in quel momento capisce la scioccante verità: l'uomo di cui Jane si era innamorata è proprio John. John e Jane sono la stessa identica persona. Si amano, concepiscono una bambina e John poi svanisce perché viene recuperato dall'agenzia temporale.
Ma la spirale non finisce qui. Chi ha rapito la bambina dall'ospedale? È stato l'Agente Temporale anziano, che ha preso la neonata e l'ha portata indietro nel tempo, abbandonandola nel 1945 davanti a un orfanotrofio. Quella bambina crescerà e diventerà... Jane.
Pazzesco!
E l'Agente Temporale (Ethan Hawke) non è altro che un John ancora più vecchio, che ha continuato a viaggiare nel tempo. E il terrorista, il Fizzle Bomber! È lo stesso Agente che, logorato dai troppi salti temporali e affetto da demenza da viaggio, è impazzito ed è diventato il criminale.
Nel finale tragico, l'Agente Hawke si trova davanti alla versione anziana di se stesso (il terrorista). Il vecchio gli dice: "Se mi uccidi, diventerai esattamente come me, manterrai in vita il loop. Se mi risparmi, interrompiamo la catena". Ma l'Agente, divorato dalla rabbia, gli spara. Compiendo, ancora una volta, il suo destino.
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| Sono la stessa persona. E' incredibile! |
Conclusioni
Jane, John, l'Agente Temporale e il Fizzle Bomber sono la stessa persona.
Nessun legame con l'esterno. Un individuo nato da se stesso, che si è accoppiato con se stesso, che ha partorito se stesso, che si dà la caccia da solo e si uccide da solo. È il concetto dell'Uroboro, il serpente che si morde la coda e che non ha un inizio né una fine.
Nessun legame con l'esterno. Un individuo nato da se stesso, che si è accoppiato con se stesso, che ha partorito se stesso, che si dà la caccia da solo e si uccide da solo. È il concetto dell'Uroboro, il serpente che si morde la coda e che non ha un inizio né una fine.
Siamo davanti a un'opera immensa, che usa la fantascienza non per mostrare esplosioni o astronavi, ma per esplorare un dramma di solitudine assoluta ed esistenziale.
Un film circolare, perfetto, dove la banalità non c'è.
Personalmente, ho dovuto stare esterna, nel senso che amare se stessi al punto di farci un figlio, bhe, non è facile da capire, accettare ma il coraggio che dimostra prima il romanzo e poi il film alla fine me lo hanno fatto amare (ma non fino a quel punto).
Ovviamente qui si è estremizzato, ma resta un film da vedere.
Ve lo consiglio caldamente.






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