3 novembre 2026

Sir Patrick Stewart non c’è più, ma allo stesso tempo è diventato Immortale


Sono davvero pochi, forse sono l’unica che non ha interesse per il like, le visualizzazioni e tutte quelle “cose” da social. Ho aperto questo spazio per promuovere quello che più mi stava a cuore: la Fantascienza. Ma i tempi cambiano e dal 2010 a oggi è più importante vedere uno che ti parla di un libro, in poco tempo perché non c’è tempo. SBAGLIATO! Il tempo per le cose importanti si trova sempre. Se non ci riesci, manchi di logistica, di organizzazione e siamo onesti, non te ne frega poi molto.

Quindi ti AVVERTO: Questo mio articolo è dedicato a un grande artista, Sir Patrick Stewart., e solo leggendo capirai quanto “grande”. Io non faccio liste di film in stile coccodrillo perché lo lascio fare a chi non ha seguito davvero la carriera di questo grande uomo. Io ti dirò come l’ ho conosciuto da bambina, come mi ha accompagnata per tanti anni fino a pochi giorni fa. Ti farò fare dei collegamenti a cui non avevi pensato, ti unirò serie e film che solo in apparenza sembrano distinti. E poi la mia personale intuizione.

Insomma, ti farò ragionare. Eh, lo so, di questi tempi non lo fanno tutti. Bhe, amico/amica, sei su Libri e Caffelatte, qui la banalità non è mai stata di casa.

 



Si parte. Ho diviso l’articolo in 5 blocchi più le conclusioni finali.

Per comprendere davvero l’epopea di Star Trek: Picard, bisogna smettere di guardare gli effetti speciali e iniziare a unire i punti di un mosaico morale che dura da sessant'anni. Ma, soprattutto, bisogna fare un passo indietro e inchinarsi davanti alla maestosità artistica di un uomo: Sir Patrick Stewart.



BLOCCO 1: Come l’ho conosciuto (La Scintilla Iniziale)

Se mi guardo indietro, mi rendo conto di aver fatto un vero e proprio viaggio nel tempo insieme a lui. La prima volta in assoluto l'ho incrociato nel 1981 in Excalibur, quel capolavoro medievale cupo e nebbioso dove interpretava il nobile Re Leodegrance, il padre di Ginevra, tra armature d'acciaio lucentissime e poco veritiere, ma era un film diverso su Artù, con un Merlino che aveva messo al chiodo il cappello a punta per indossare un elmo di metallo. Personalmente, un film epico. Un cult.

Pochi anni dopo, nel 1984, l'ho ritrovato tra le sabbie di Arrakis nel visionario e folle Dune di David Lynch, nei panni del fedele maestro d'armi Gurney Halleck. Ricordo ancora la grinta con cui faceva da mentore a un giovanissimo Paul Atreides. Eh, sì, questo film ha diviso il pubblico, ma a me è sempre piaciuto.

Il vero shock, però, è arrivato dal 1987 in poi, quando è salito a bordo della plancia più famosa della TV nei panni del Capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation.

Ora, io ero già fan della Classica e avevo visto i 5 film. Amavo Spok, Spak, chiamatelo come volete, Leonard Nimoy. Non fraintendetemi, il Capitano Kirk resta il primo, ma non era il mio capitano. Però l’equipaggio aveva lasciato più che il segno. Sembravano insostituibili. E detto tra noi, con la tecnologia che andava avanti, mi spiaceva non poter vedere più Star Trek perché gli attori non potevano più andare avanti.

Ma un giorno, appunto, la notizia: Star Trek torna con The Nexr Generation.

Un po’ preoccupati noi fan, ma poi ho saputo anche Patrick. All'inizio lui era terrorizzato! I suoi storici colleghi della Royal Shakespeare Company, tra cui Sir Ian McKellen, lo imploravano di non andare a "perdersi a Hollywood" con la fantascienza. Patrick era così convinto che la serie sarebbe stata un flop che passò tutta la prima stagione a vivere fuori dalle valigie, sicuro che lo avrebbero cancellato dopo sei mesi e che sarebbe tornato a Londra con una bella abbronzatura californiana.